La miopia per il futuro: Quando Iniziare Diventa Impossibile

[vc_row full_width="stretch_row" css=".vc_custom_1719842007966{margin-bottom: 80px !important;padding-top: 80px !important;padding-bottom: 60px !important;background-image: url(https://pecom.frigeri.net/wp-content/uploads/2024/07/Miopia_peril_futuro.jpg?id=10927 !important;background-position: center !important;background-repeat: no-repeat !important;background-size: cover !important;}" woodmart_parallax="0" woodmart_gradient_switch="no" row_reverse_mobile="0" row_reverse_tablet="0" woodmart_disable_overflow="0" woodmart_css_id="6682b4cde8ab8" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NjgyYjRjZGU4YWI4Iiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfcm93IiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_box_shadow="no" wd_z_index="no"][vc_column css=".vc_custom_1702995637959{padding-top: 8% !important;padding-right: 40px !important;padding-bottom: 8% !important;padding-left: 40px !important;}" woodmart_parallax="0" parallax_scroll="no" woodmart_sticky_column="false" woodmart_css_id="6581a695ed738" wd_collapsible_content_switcher="no" wd_column_role_offcanvas_desktop="no" wd_column_role_offcanvas_tablet="no" wd_column_role_offcanvas_mobile="no" wd_column_role_content_desktop="no" wd_column_role_content_tablet="no" wd_column_role_content_mobile="no" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_box_shadow="no" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NTgxYTY5NWVkNzM4Iiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfY29sdW1uIiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_reset_margin="no" tablet_reset_margin="no" wd_z_index="no"][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][woodmart_title align="left" size="large" woodmart_css_id="6682b521a40a0" title="La miopia per il futuro: Quando Iniziare Diventa Impossibile" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NjgyYjUyMWE0MGEwIiwic2hvcnRjb2RlIjoid29vZG1hcnRfdGl0bGUiLCJkYXRhIjp7InRhYmxldCI6e30sIm1vYmlsZSI6e319fQ=="][vc_column_text css="" woodmart_inline="no" text_larger="no"]Anche a Bolzano come in tutto il resto d’Italia una delle difficoltà maggiori che si incontrano quando si ha ADHD è quella di organizzare le cose da svolgere nel futuro. Alcuni autori parlano di miopia per il futuro per indicare la difficoltà di chi è neurodivergente di percepire compiti troppo lontani nel tempo.

Vi voglio parlare di procrastinazione.

La procrastinazione è un ostacolo comune per molte persone, ma per chi ha l’ADHD può assumere una dimensione ancora più problematica. Diventa un nemico invisibile che ostacola il raggiungimento degli obiettivi, alimenta lo stress e mina l’autostima.

Perché la procrastinazione è così difficile da superare con l’ADHD?

Diversi fattori concorrono a creare questo connubio problematico:

  • Difficoltà di regolazione emotiva: Le persone con ADHD spesso lottano con la gestione di emozioni come frustrazione, ansia e noia. Di fronte a un compito impegnativo o poco piacevole, la tentazione di procrastinare diventa irresistibile, un modo per sfuggire a disagio e demotivazione.
  • Difficoltà di pianificazione e organizzazione: La disorganizzazione e la gestione del tempo sono spesso sfide per chi ha l’ADHD. Compilare un piano d’azione dettagliato e suddividere i compiti in step più piccoli può risultare estremamente difficile, ostacolando l’avvio del lavoro.
  • Difficoltà di attenzione e concentrazione: L’incapacità di concentrarsi per periodi prolungati è un sintomo cardine dell’ADHD. Mantenere l’attenzione su un compito monotono o impegnativo diventa una lotta estenuante, portando alla procrastinazione come via di fuga.
  • Perfezionismo: Il timore di non riuscire a fare un buon lavoro o di non essere all’altezza delle aspettative può portare alla procrastinazione. La perfezione diventa un ostacolo, impedendo di iniziare per paura di non essere abbastanza bravi.

Come superare la procrastinazione con l’ADHD?

Nonostante le sfide, la procrastinazione non è una condanna inevitabile. Con il giusto approccio e le giuste strategie, è possibile imparare a gestirla e ridurne l’impatto sulla propria vita. Ecco alcuni consigli utili:

  • Suddividere i compiti in piccoli passi: Invece di affrontare un’impresa mostruosa, scomporla in piccole azioni più gestibili. Questo renderà il compito meno opprimente e più accessibile.
  • Stabilire obiettivi realistici: Non sovraccaricarsi di impegni. Fissare obiettivi piccoli e raggiungibili aiuta a mantenere la motivazione e la concentrazione.
  • Creare un ambiente di lavoro ideale: Trovare un luogo tranquillo e privo di distrazioni per favorire la concentrazione. Eliminare le tentazioni digitali come smartphone e social media.
  • Utilizzare strumenti di gestione del tempo: Timer, to-do list e app dedicate possono aiutare a pianificare le attività, tenere traccia dei progressi e rispettare le scadenze.
  • Premiarsi per i successi: Riconoscere e celebrare i traguardi raggiunti, anche quelli piccoli, aiuta a mantenere la motivazione e l’autostima.
  • Ricompensarsi per il tempo dedicato al lavoro: Stabilire delle pause premio da dedicare ad attività piacevoli per rinforzare positivamente l’impegno profuso.
  • Cercare supporto: Non esitare a chiedere aiuto a familiari, amici, professionisti o gruppi di supporto. Condividere le proprie difficoltà e confrontarsi con chi vive esperienze simili può essere di grande sollievo e fornire nuovi spunti per affrontare la procrastinazione.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

L’educazione alimentare nei più piccoli: è l’ora della colazione!

[vc_row full_width="stretch_row" css=".vc_custom_1719424032724{margin-bottom: 80px !important;padding-top: 80px !important;padding-bottom: 60px !important;background-image: url(https://pecom.frigeri.net/wp-content/uploads/2024/06/colazione.jpeg?id=10915 !important;background-position: center !important;background-repeat: no-repeat !important;background-size: cover !important;}" woodmart_parallax="0" woodmart_gradient_switch="no" row_reverse_mobile="0" row_reverse_tablet="0" woodmart_disable_overflow="0" woodmart_css_id="667c540ee622e" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NjdjNTQwZWU2MjJlIiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfcm93IiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_box_shadow="no" wd_z_index="no"][vc_column css=".vc_custom_1719424007192{padding-top: 8% !important;padding-right: 40px !important;padding-bottom: 8% !important;padding-left: 40px !important;}" woodmart_parallax="0" parallax_scroll="no" woodmart_sticky_column="false" woodmart_css_id="667c53fde11a1" wd_collapsible_content_switcher="no" wd_column_role_offcanvas_desktop="no" wd_column_role_offcanvas_tablet="no" wd_column_role_offcanvas_mobile="no" wd_column_role_content_desktop="no" wd_column_role_content_tablet="no" wd_column_role_content_mobile="no" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_box_shadow="no" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NjdjNTNmZGUxMWExIiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfY29sdW1uIiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_reset_margin="no" tablet_reset_margin="no" wd_z_index="no"][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][woodmart_title align="left" size="large" woodmart_css_id="667c53369fb3f" title="L’educazione alimentare nei più piccoli: è l’ora della colazione!" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NjdjNTMzNjlmYjNmIiwic2hvcnRjb2RlIjoid29vZG1hcnRfdGl0bGUiLCJkYXRhIjp7InRhYmxldCI6e30sIm1vYmlsZSI6e319fQ=="][vc_column_text css="" woodmart_inline="no" text_larger="no"]Quante volte abbiamo sentito la frase “il mattino ha l’oro in bocca?” oppure “colazione da re, pranzo da principe, cena da servo?”.

In effetti, il sedersi a tavola al mattino dovrebbe rappresentare un rito importante quanto il pranzo e la cena, eppure raramente è così. Più facilmente rappresenta il pasto più frugale della giornata oppure il pasto che più spesso saltiamo. Tale abitudine non riguarda solo gli adulti che, complici i ritmi lavorativi più frenetici e impegni di vario genere, rinunciano al rito mattutino. Il trend è in aumento anche tra gli adolescenti e perfino tra i più piccoli: circa il 16% dei bambini salta la colazione. E se facciamo riferimento agli adolescenti, le percentuali salgono al 20 – 30 %.

Perché i bambini e gli adolescenti saltano la colazione?

Le ragioni possono essere diverse:

  1. Una cena troppo abbondante o consumata poco prima di andare a dormire: la digestione in questo caso viene rallentata e ci si sveglia al mattino con un leggero senso di nausea che può togliere l’appetito;
  2. L’abitudine di consumare uno spuntino dopo – cena: magari uno snack davanti alla tv oppure una tazza di latte con i biscotti prima di coricarsi che può compromettere il giusto appetito mattutino;
  3. Svegliarsi 10 minuti prima di uscire: è sempre più frequente che i bambini, e soprattutto gli adolescenti, vadano a dormire sempre più tardi e il mattino si svegliano poco prima di uscire, giusto il tempo di prepararsi, truccarsi… ma non di sedersi a tavola;
  4. Un sonno disturbato o poche ore di sonno possono portare a svegliarsi al mattino con poco appetito.

Come si può invertire questo trend?

  1. L’educazione alimentare si impara in famiglia: i bambini guardano con attenzione i genitori ed è da loro che apprendono le abitudini alimentari. Quindi è importante sedersi a tavola tutti insieme e ritagliare il giusto tempo da dedicare a questo importante momento della giornata. Se il genitore è il primo a saltare il pasto o a bere soltanto un caffè al volo, è chiaro che non potrà pretendere che il bambino si sieda e consumi da solo la sua colazione;
  2. Preparare la tavola per la colazione la sera prima, magari coinvolgendo anche i bambini e facendo scegliere loro gli alimenti da mettere sulla tavola;
  3. Nel fine settimana, approfittatene per sperimentare qualche ricetta diversa, per dare più gusto alla vostra colazione e a quella dei vostri figli;
  4. Puntate la sveglia qualche minuto prima: è importante sapere che alcuni bambini hanno bisogno di almeno 20 minuti perché avvertano lo stimolo della fame dopo il risveglio. È quindi importante tararsi sul singolo bambino e sulle sue esigenze.

Come dovrebbe essere composta la colazione ideale?

La colazione perché sia bilanciata e ricca di tutti i nutrienti, dovrebbe prevedere:

  1. Una quota di carboidrati complessi: pane integrale, cereali per la colazione semplici, fette biscottate integrali o ai cereali, cracker, se possibile con poco sale, pancake fatti in casa o una bella fetta di torta fatta in casa, magari con della frutta e con farine non raffinate;
  2. Un piccola quota di zuccheri semplici: gli zuccheri semplici, soprattutto a colazione, non sono da escludere completamente. Possiamo quindi utilizzare della marmellata o del miele da spalmare sul pane o sulle fette biscottate, oppure della frutta che si caratterizza anche per un buon apporto di fibre;
  3. Una fonte di proteine: ottimo il latte o uno yogurt, preferibilmente bianco intero, oppure un po’ di ricotta da spalmare sul pane o, per gli amanti della colazione salata, delle uova da abbinare alla nostra fetta di pane. Le uova possono anche essere inserite all’interno di preparazioni come crepes o pancake, ottimi per la colazione della domenica.
  4. Una fonte di grassi “buoni”: della frutta secca, oppure della nocciolata o perché no, ogni tanto un velo di burro di qualità.

Ecco qualche allora qualche idea:

  1. Latte + frutta + pane integrale con un velo di burro e marmellata
  2. Yogurt + cereali + frutta + noci
  3. Pane integrale con ricotta, miele e nocciole + spremuta di arancia
  4. Pancake con nocciolata + frutta + latte
  5. Latte + biscotti secchi + frutta + un pezzettino di cioccolato fondente
  6. Avocado toast con pane integrale, uova e avocado + frutta

Latte + torta alla frutta e gocce di cioccolato + spremuta di ara[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Emozioni fuori controllo: affrontare la disregolazione emotiva nell’ADHD

[vc_row full_width="stretch_row" css=".vc_custom_1718982938467{margin-bottom: 80px !important;padding-top: 80px !important;padding-bottom: 60px !important;background-image: url(https://pecom.frigeri.net/wp-content/uploads/2024/06/disregolazioni_emotive.jpg?id=10875 !important;background-position: center !important;background-repeat: no-repeat !important;background-size: contain !important;}" woodmart_parallax="0" woodmart_gradient_switch="no" row_reverse_mobile="0" row_reverse_tablet="0" woodmart_disable_overflow="0" woodmart_css_id="667598f55d7e0" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2Njc1OThmNTVkN2UwIiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfcm93IiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_box_shadow="no" wd_z_index="no"][vc_column css=".vc_custom_1702995637959{padding-top: 8% !important;padding-right: 40px !important;padding-bottom: 8% !important;padding-left: 40px !important;}" woodmart_parallax="0" parallax_scroll="no" woodmart_sticky_column="false" woodmart_css_id="6581a695ed738" wd_collapsible_content_switcher="no" wd_column_role_offcanvas_desktop="no" wd_column_role_offcanvas_tablet="no" wd_column_role_offcanvas_mobile="no" wd_column_role_content_desktop="no" wd_column_role_content_tablet="no" wd_column_role_content_mobile="no" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_box_shadow="no" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NTgxYTY5NWVkNzM4Iiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfY29sdW1uIiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_reset_margin="no" tablet_reset_margin="no" wd_z_index="no"][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][woodmart_title align="left" size="large" woodmart_css_id="667595bad8e17" title="Emozioni fuori controllo: affrontare la disregolazione emotiva nell'ADHD" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2Njc1OTViYWQ4ZTE3Iiwic2hvcnRjb2RlIjoid29vZG1hcnRfdGl0bGUiLCJkYXRhIjp7InRhYmxldCI6e30sIm1vYmlsZSI6e319fQ=="][vc_column_text css="" woodmart_inline="no" text_larger="no"]L'ADHD non si manifesta solo con iperattività e disattenzione. Un sintomo spesso trascurato,ma molto significativo, è la disregolazione emotiva. Le persone con ADHD possono infatti sperimentare emozioni più intense e frequenti sbalzi d’umore, faticando a gestirle in modo efficace-

Questo può portare a diverse difficoltà nella vita quotidiana, sia nelle relazioni interpersonali che nella gestione dello stress a Bolzano.

Come si manifesta la disregolazione emotiva nell’ADHD?

Ecco alcuni segnali comuni:

  • Rabbia e frustrazione intense: Le persone con ADHD possono esplodere facilmente,anche per eventi banali. La frustrazione per la difficoltà di concentrarsi o portare a termine compiti può aumentare l’irritabilità.
  • Tristezza e bassa autostima: I fallimenti e le critiche possono essere vissuti in modo molto pesante, portando a periodi di tristezza e sfiducia in se stessi.
  • Ansia e preoccupazione: La mente iperattiva può generare pensieri negativi e preoccupazioni eccessive, causando ansia e difficoltà a rilassarsi.
  • Difficoltà a tollerare la frustrazione: L’attesa e la rimozione possono essere insopportabili, portando a reazioni impulsive per ottenere ciò che si desidera.
  • Scarsa gestione dello stress: Le persone con ADHD possono avere difficoltà a gestire eventi stressanti, reagendo in modo sproporzionato o ricorrendo a meccanismi di coping non sani.

Come gestire la disregolazione emotiva nell’ADHD?

Nonostante le sfide, la disregolazione emotiva può essere gestita con strategie efficaci:

  • Riconoscere le proprie emozioni: Il primo passo è imparare a identificare le proprie emozioni e i loro trigger. Un diario delle emozioni può essere utile per monitorare stati d’animo e pensieri.
  • Tecniche di rilassamento: Praticare regolarmente attività come la meditazione,lo yoga o la respirazione profonda può aiutare a calmare la mente e il corpo in momenti di tensione.
  • Strategie di coping sani: Invece di ricorrere a comportamenti impulsivi come fumo, alcool o cibo spazzatura è importante trovare modi sani per affrontare lo stress come l’esercizio fisico o gli hobby.
  • Comunicazione efficace: Esprimere le proprie emozioni in modo assertivo e chiaro può prevenire incomprensioni e conflitti nelle relazioni.
  • Terapia cognitivo-comportamentale (TCC): La TCC può aiutare a identificare e modificare i pensieri negativi che contribuiscono alle emozioni intense, insegnando strategie di pensiero più razionale e costruttivo.
  • Supporto psicologico: Un professionista può fornire una guida personalizzata per sviluppare le migliori strategie di gestione emotiva e affrontare le difficoltà specifiche di ogni individuo.
  • Approccio multimodale: coinvolgimento attivo delle persone principali di riferimento (famiglia, scuola, lavoro).

 

È importante ricordare che la disregolazione emotiva non è un difetto personale, ma una caratteristica dell’ADHD. Con il giusto supporto e le giuste strategie, le persone con ADHD possono imparare a gestire le proprie emozioni, migliorare la qualità delle loro relazioni e vivere una vita più appagante.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Cibo per la Mente: Percorsi di Salute CBT attraverso l’Educazione Alimentare a Bolzano

[vc_row full_width="stretch_row_content" equal_height="yes" woodmart_css_id="61095a62261de" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2MTA5NWE2MjI2MWRlIiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfcm93IiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_parallax="0" woodmart_gradient_switch="no" row_reverse_mobile="0" row_reverse_tablet="0" woodmart_disable_overflow="0"][vc_column css=".vc_custom_1718116586262{padding-top: 185px !important;padding-bottom: 185px !important;background-image: url(https://pecom.frigeri.net/wp-content/uploads/2024/06/cibo-per-la-Mente.png?id=10850 !important;background-position: center !important;background-repeat: no-repeat !important;background-size: contain !important;}" offset="vc_col-md-6 vc_col-xs-12" woodmart_css_id="666860af71a05" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NjY4NjBhZjcxYTA1Iiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfY29sdW1uIiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" parallax_scroll="no" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_parallax="0" woodmart_sticky_column="false" mobile_reset_margin="no" tablet_reset_margin="no" wd_collapsible_content_switcher="no" wd_column_role_offcanvas_desktop="no" wd_column_role_offcanvas_tablet="no" wd_column_role_offcanvas_mobile="no" wd_column_role_content_desktop="no" wd_column_role_content_tablet="no" wd_column_role_content_mobile="no" woodmart_box_shadow="no" wd_z_index="no"][/vc_column][vc_column css=".vc_custom_1627990324858{padding-top: 70px !important;padding-right: 10% !important;padding-bottom: 60px !important;padding-left: 10% !important;}" offset="vc_col-md-6 vc_col-xs-12" woodmart_css_id="6109292f82b2c" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2MTA5MjkyZjgyYjJjIiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfY29sdW1uIiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnsicGFkZGluZy10b3AiOiI0MCIsInBhZGRpbmctYm90dG9tIjoiMzAifX19" parallax_scroll="no" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_parallax="0" woodmart_sticky_column="false" mobile_reset_margin="no" tablet_reset_margin="no"][woodmart_title align="left" size="large" title="Cibo per la Mente: Percorsi di Salute CBT attraverso l'Educazione Alimentare a Bolzano" class="“hidden-xs“" woodmart_css_id="6668644e66e57" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NjY4NjQ0ZTY2ZTU3Iiwic2hvcnRjb2RlIjoid29vZG1hcnRfdGl0bGUiLCJkYXRhIjp7InRhYmxldCI6e30sIm1vYmlsZSI6e319fQ==" subtitle="Aree di intervento"][vc_column_text css="" woodmart_inline="no" text_larger="no"]Nella nostra incessante lotta per una vita più sana e una migliore forma fisica, spesso ci concentriamo quasi esclusivamente su dieta ed esercizio fisico. Tuttavia, è cruciale comprendere come le nostre menti influenzino profondamente il nostro comportamento alimentare, specialmente in bambini, ragazzi, adolescenti e giovani adulti con disturbi del neurosviluppo lieve, come l'ADHD a Bolzano. In questo post, esploreremo come le distorsioni cognitive possono alterare le abitudini alimentari e come un approccio terapeutico combinato possa offrire soluzioni efficaci.

Le sfide specifiche dei disturbi del neurosviluppo lieve: Individui con disturbi del neurosviluppo, come l’ADHD, possono mostrare maggiore impulsività, difficoltà nel mantenere l’attenzione e comportamenti compulsivi, che possono influenzare direttamente il loro modo di mangiare. Ad esempio, la difficoltà nel regolare l’impulsività può portare a eccessi alimentari o scelte alimentari povere in momenti di stress o noia.

L’impatto delle distorsioni cognitive:

  1. Pensiero Polarizzato:
  • “Se non riesco a seguire la dieta perfettamente, allora non vale nemmeno la pena provare.”
  1. Catastrofizzazione:
  • “Se mangio questo dolce, sarà un disastro completo per la mia salute.”
  1. Squalificare il Positivo:
  • “Non importa che ho mangiato bene per una settimana, quel gelato che ho mangiato ieri ha rovinato tutto.”
  1. Ragionamento Emotivo:
  • “Mi sento così male dopo aver mangiato troppo ieri; deve significare che non sono mai in grado di controllarmi.”
  1. Etichettare:
  • “Sono un fallito perché non riesco a resistere ai dolci.”
  1. Magnificazione:
  • “Ho mangiato troppo a pranzo; ho rovinato completamente il mio regime alimentare.”
  1. Minimizzazione:
  • “Non conta che ho scelto frutta anziché patatine; è solo una cosa piccola.”
  1. Astrazione Selettiva (Filtro Mentale):
  • “Guardo solo i giorni in cui non ho seguito la dieta, non quelli in cui l’ho fatto.”
  1. Lettura del Pensiero:
  • “Sono sicuro che tutti pensano che sono debole per aver mangiato quel pezzo di torta.”
  1. Doverizzazione:
  • “Non dovrei mai mangiare carboidrati, sono sempre dannosi per me.”

 

L’importanza dell’approccio combinato: Affrontare queste sfide richiede più di una semplice educazione alimentare. Un approccio terapeutico combinato che include la psicoterapia cognitivo-comportamentale può aiutare i giovani a comprendere e modificare i pensieri distorti che influenzano i loro comportamenti alimentari. Parallelamente, un’educazione alimentare mirata può fornire loro le conoscenze necessarie per fare scelte alimentari sane e appropriate.

  • Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale: Aiuta i giovani a identificare e sfidare le distorsioni cognitive, fornendo strumenti per gestire meglio l’impulsività e la regolazione emotiva.
  • Educazione Alimentare: Un biologo nutrizionista può sviluppare un piano alimentare personalizzato che tenga conto delle specifiche esigenze nutrizionali e comportamentali, promuovendo abitudini alimentari sane e durature.

Conclusione: Il mantenimento di un’alimentazione sana non sono solo una questione di conteggio delle calorie o di scelta degli alimenti giusti; è anche una questione di come gestisci i tuoi pensieri e emozioni, specialmente per coloro che vivono con disturbi del neurosviluppo. L’approccio combinato di terapia e educazione alimentare può offrire notevoli benefici, migliorando la qualità della vita a 360 gradi.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Marco e la sua bolla silenziosa

[vc_row full_width="stretch_row" css=".vc_custom_1717754724905{margin-bottom: 80px !important;padding-top: 80px !important;padding-bottom: 60px !important;background-image: url(https://pecom.frigeri.net/wp-content/uploads/2024/06/Marco_solitudine.jpg?id=10827 !important;background-position: center !important;background-repeat: no-repeat !important;background-size: cover !important;}" woodmart_parallax="0" woodmart_gradient_switch="no" row_reverse_mobile="0" row_reverse_tablet="0" woodmart_disable_overflow="0" woodmart_css_id="6662db1762a38" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NjYyZGIxNzYyYTM4Iiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfcm93IiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_box_shadow="no" wd_z_index="no"][vc_column css=".vc_custom_1702995637959{padding-top: 8% !important;padding-right: 40px !important;padding-bottom: 8% !important;padding-left: 40px !important;}" woodmart_parallax="0" parallax_scroll="no" woodmart_sticky_column="false" woodmart_css_id="6581a695ed738" wd_collapsible_content_switcher="no" wd_column_role_offcanvas_desktop="no" wd_column_role_offcanvas_tablet="no" wd_column_role_offcanvas_mobile="no" wd_column_role_content_desktop="no" wd_column_role_content_tablet="no" wd_column_role_content_mobile="no" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_box_shadow="no" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NTgxYTY5NWVkNzM4Iiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfY29sdW1uIiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_reset_margin="no" tablet_reset_margin="no" wd_z_index="no"][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][woodmart_title align="left" size="large" woodmart_css_id="6662dad240336" title="Marco e la sua bolla silenziosa" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NjYyZGFkMjQwMzM2Iiwic2hvcnRjb2RlIjoid29vZG1hcnRfdGl0bGUiLCJkYXRhIjp7InRhYmxldCI6e30sIm1vYmlsZSI6e319fQ=="][vc_column_text css="" woodmart_inline="no" text_larger="no"]Marco, 17 anni, ritiro sociale. Lo sguardo basso come appeso a un filo invisibile, la voce un sussurro che si perde nel silenzio della stanza. Sembrava imprigionato in una bolla di solitudine, distante dal mondo che lo circondava.

Ho iniziato con domande semplici, cercando di creare un clima di fiducia. Piano piano, Marco ha iniziato ad aprirsi, raccontandomi del suo disagio nel relazionarsi con gli altri, della paura di essere giudicato e del rifugio che aveva trovato nel mondo virtuale, dove poteva finalmente sentirsi libero di essere se stesso.

Le sue parole dipingevano un quadro di solitudine e incomprensione. Marco si sentiva invisibile, un estraneo nella sua stessa vita. La scuola era diventata un incubo, le amicizie un lontano ricordo. Si era isolato, rinchiudendosi in un guscio di protezione che lo allontanava sempre di più dalla realtà.

L'ho ascoltato con attenzione, senza giudicare. Ho cercato di entrare nel suo mondo, di capire le sue paure e i suoi bisogni. Non è stato facile, ma ho percepito la sua fragilità e la sua voglia di aiuto.

Negli incontri successivi, la fiducia tra di noi è cresciuta. Marco ha iniziato a raccontarmi di più di sé, delle sue passioni, dei suoi sogni. Ha scoperto che, nonostante il suo ritiro sociale, era un ragazzo intelligente e sensibile, con un grande potenziale.

Abbiamo lavorato insieme per affrontare le sue paure e le sue ansie. Abbiamo esplorato le sue difficoltà relazionali e individuato strategie per superarle. Marco ha imparato ad esprimere le sue emozioni, a comunicare i suoi bisogni e ad affermare la sua personalità.

Oggi Marco è venuto al nostro appuntamento con un sorriso. Mi ha raccontato che era uscito con alcuni amici, per la prima volta dopo tanto tempo. Avevano giocato a calcio, parlato e riso insieme. Era un'esperienza che non viveva da anni, e il suo volto era pieno di gioia.

In quel momento, ho capito che il nostro percorso insieme stava dando i suoi frutti. Marco stava riscoprendo il piacere della socialità, la bellezza di stare insieme agli altri. Il suo sguardo era più luminoso, la sua voce più forte.

La terapia di Marco è terminata oggi. Ha raggiunto importanti traguardi, imparando a gestire le sue emozioni, ad affrontare le sue paure e a costruire relazioni sane. Non è più il ragazzo fragile e silenzioso che ho incontrato la prima volta. Ora è un giovane sicuro di sé, pronto ad affrontare il mondo con coraggio e determinazione.

La sua storia mi ha insegnato molto. Mi ha ricordato che dietro ogni ritiro sociale c'è una persona che desidera solo essere capita e aiutata. Con pazienza, empatia e le giuste strategie, possiamo aiutare queste persone ad emergere dal loro guscio e a vivere una vita piena e felice.

Se conosci qualcuno che vive questa situazione, non esitare a tendere una mano. Potresti essere la chiave per cambiare la sua vita.

Ritiro sociale: la fretta non è mai un buon compagno di viaggio. Ascoltare, accogliere, rispettare i tempi e le fragilità di ogni ragazzo è fondamentale. Ogni conquista, ogni passo avanti, è una vittoria. Insieme, possiamo costruire un futuro migliore per loro.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Osteopatia: Un sorriso che illumina la cura

[vc_row full_width="stretch_row" css=".vc_custom_1716886811571{margin-bottom: 80px !important;padding-top: 100px !important;padding-bottom: 60px !important;background-image: url(https://pecom.frigeri.net/wp-content/uploads/2024/05/osteopatia_1.jpg?id=10788 !important;background-position: center !important;background-repeat: no-repeat !important;background-size: contain !important;}" woodmart_parallax="0" woodmart_gradient_switch="no" row_reverse_mobile="0" row_reverse_tablet="0" woodmart_disable_overflow="0" woodmart_css_id="66559cc4ae9f2" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NjU1OWNjNGFlOWYyIiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfcm93IiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_box_shadow="no" wd_z_index="no"][vc_column css=".vc_custom_1702995637959{padding-top: 8% !important;padding-right: 40px !important;padding-bottom: 8% !important;padding-left: 40px !important;}" woodmart_parallax="0" parallax_scroll="no" woodmart_sticky_column="false" woodmart_css_id="6581a695ed738" wd_collapsible_content_switcher="no" wd_column_role_offcanvas_desktop="no" wd_column_role_offcanvas_tablet="no" wd_column_role_offcanvas_mobile="no" wd_column_role_content_desktop="no" wd_column_role_content_tablet="no" wd_column_role_content_mobile="no" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_box_shadow="no" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NTgxYTY5NWVkNzM4Iiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfY29sdW1uIiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_reset_margin="no" tablet_reset_margin="no" wd_z_index="no"][vc_tta_pageable][vc_tta_section title="Sezione 1" tab_id="1716886388741-b2f7402f-620b"][/vc_tta_section][vc_tta_section title="Sezione 2" tab_id="1716886388741-558e07b4-d30e"][/vc_tta_section][/vc_tta_pageable][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][woodmart_title align="left" size="large" woodmart_css_id="66559c576857c" title="Un sorriso che illumina la cura: la storia di una giovane resilienza" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NjU1OWM1NzY4NTdjIiwic2hvcnRjb2RlIjoid29vZG1hcnRfdGl0bGUiLCJkYXRhIjp7InRhYmxldCI6e30sIm1vYmlsZSI6e319fQ=="][vc_column_text css="" woodmart_inline="no" text_larger="no"]Era un giorno come tanti nel mio studio, ma stavo per incontrare una ragazza che avrebbe aggiunto una pagina speciale al libro delle mie esperienze professionali. La sua età? Appena 18 anni, ma già alle prese con sfide notevoli: la sindrome ADHD e un tic nervoso che le faceva inclinare ripetutamente la testa verso sinistra. Non solo, ma si portava dietro il disagio di un reflusso gastroesofageo e un dolore persistente nella zona cervicale, che la tormentavano da settimane.

Nel nostro primo incontro, c'era una certa diffidenza nell'aria, palpabile. Però, anche se l'inizio fu cauto, il cambiamento iniziò a prendere forma. Dopo la prima seduta, la tensione cervicobrachiale che tanto la opprimeva cominciò a dissolversi, quasi come se le nuvole si fossero aperte dopo un lungo temporale.

Con il passare delle settimane, attraverso esercizi mirati e altre sedute, anche il reflusso, che la aveva tormentata per mesi, mostrò segni di miglioramento. Ma il vero compito era un altro: conquistare la sua fiducia. Rendere ogni incontro più leggero e fluido era essenziale per farla sentire a suo agio, permettendo così che le tecniche di mobilità articolare, muscolare e, soprattutto, craniosacrale potessero fare la loro magia.

Dopo tre sedute, qualcosa di meraviglioso accadde. Lei si presentò con un sorriso così luminoso che avrebbe potuto illuminare l'intera stanza e gli occhi carichi di una gratitudine profonda. Le sue parole furono semplici ma toccanti: "Grazie, erano mesi che non mi sentivo così bene."

In momenti come questi, capisco quanto il mio impegno e l'esperienza accumulata negli anni non siano solo fondamentali per la mia pratica professionale, ma siano anche chiavi per connettermi con questi giovani, che spesso trovano difficile aprirsi a noi adulti. Ogni sorriso, ogni segno di miglioramento, è una vittoria, non solo per loro, ma per la nostra missione di guarigione e supporto.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Funzionamento ADHD e Disregolazione delle emozioni

[vc_row full_width="stretch_row_content" equal_height="yes" woodmart_css_id="61095a62261de" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2MTA5NWE2MjI2MWRlIiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfcm93IiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_parallax="0" woodmart_gradient_switch="no" row_reverse_mobile="0" row_reverse_tablet="0" woodmart_disable_overflow="0"][vc_column css=".vc_custom_1716812377542{padding-top: 185px !important;padding-bottom: 185px !important;background-image: url(https://pecom.frigeri.net/wp-content/uploads/2024/05/IMG-20240514-WA0006.webp?id=10654 !important;background-position: center !important;background-repeat: no-repeat !important;background-size: cover !important;}" offset="vc_col-md-6 vc_col-xs-12" woodmart_css_id="66547a3b69a40" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NjU0N2EzYjY5YTQwIiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfY29sdW1uIiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" parallax_scroll="no" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_parallax="0" woodmart_sticky_column="false" mobile_reset_margin="no" tablet_reset_margin="no" wd_collapsible_content_switcher="no" wd_column_role_offcanvas_desktop="no" wd_column_role_offcanvas_tablet="no" wd_column_role_offcanvas_mobile="no" wd_column_role_content_desktop="no" wd_column_role_content_tablet="no" wd_column_role_content_mobile="no" woodmart_box_shadow="no" wd_z_index="no"][/vc_column][vc_column css=".vc_custom_1627990324858{padding-top: 70px !important;padding-right: 10% !important;padding-bottom: 60px !important;padding-left: 10% !important;}" offset="vc_col-md-6 vc_col-xs-12" woodmart_css_id="6109292f82b2c" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2MTA5MjkyZjgyYjJjIiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfY29sdW1uIiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnsicGFkZGluZy10b3AiOiI0MCIsInBhZGRpbmctYm90dG9tIjoiMzAifX19" parallax_scroll="no" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_parallax="0" woodmart_sticky_column="false" mobile_reset_margin="no" tablet_reset_margin="no"][woodmart_title align="left" size="large" title="Funzionamento ADHD e Disregolazione delle emozioni: un aspetto chiave" class="“hidden-xs“" woodmart_css_id="66547a6890d0f" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NjU0N2E2ODkwZDBmIiwic2hvcnRjb2RlIjoid29vZG1hcnRfdGl0bGUiLCJkYXRhIjp7InRhYmxldCI6e30sIm1vYmlsZSI6e319fQ==" subtitle="Aree di intervento"][vc_column_text css="" woodmart_inline="no" text_larger="no"]Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) è una condizione caratterizzata da inattenzione, iperattività e impulsività, con conseguenti difficoltà di adattamento ad alcuni contesti di vita (principali casa-scuola). Recenti studi hanno messo in luce come la disregolazione emotiva sia una componente significativa, presente in oltre il 40% delle persone con ADHD.

Le Radici dell’ADHD

L’ADHD è descritto nel DSM-5, dove si delineano criteri diagnostici che includono sintomi di disattenzione e/o iperattività-impulsività presenti prima dei 12 anni e che causano menomazioni nel funzionamento sociale, scolastico e lavorativo. I sottotipi di ADHD individuati sono: con Disattenzione Predominante, con Iperattività/Impulsività Predominante e il Tipo Combinato.

La disregolazione emotiva

La disregolazione emotiva si manifesta come difficoltà nel controllo delle emozioni e può essere vista sotto diverse prospettive:

  1. Dimensione del temperamento: Secondo Martel (2009), la regolazione emotiva è un processo dissociabile dall’esperienza emotiva. I sottotipi di ADHD manifestano questa regolazione in modi diversi. Ad esempio, il sottotipo inattento mostra un basso controllo dell’emozione, mentre il sottotipo impulsivo/iperattivo è caratterizzato da una forte esperienza ed espressione delle emozioni.
  2. Funzioni Esecutive: Barkley (1997) propone che la disregolazione emotiva nell’ADHD derivi da deficit nelle funzioni esecutive, come l’inibizione del comportamento e il controllo dell’attenzione. Questo modello suggerisce che la capacità di autoregolare le emozioni è compromessa in individui con funzionamento ADHD.

Modelli Esplicativi e Ruolo Genitoriale

I modelli teorici proposti non si escludono a vicenda ma si completano. Steinberg e Drabick (2015) introducono il concetto di “controllo volontario impegnato” (effortful control), dove temperamento e regolazione emotiva influenzano i meccanismi di controllo del comportamento e delle emozioni. L’influenza del contesto familiare è cruciale: uno stile genitoriale supportivo può attenuare le difficoltà emotive, mentre uno stile autoritario può esacerbarle.

ADHD e Attaccamento

La relazione genitoriale, e in particolare lo stile di attaccamento, gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’ADHD. Clarke, Ungerer e altri (2002) hanno trovato una forte correlazione tra ADHD e stili di attaccamento insicuri. Questo suggerisce che un ambiente familiare sicuro può mitigare i sintomi dell’ADHD e le difficoltà emotive associate.

Disregolazione emotiva e Comorbidità

La disregolazione emotiva non solo influisce direttamente sul funzionamento sociale dei bambini con ADHD, ma può anche portare a disturbi in comorbidità come il disturbo della condotta, il disturbo oppositivo-provocatorio e i disturbi dell’umore. Distinguere tra ADHD e disturbi dell’umore è cruciale per un trattamento efficace, poiché la presenza di un disturbo dell’umore richiede interventi specifici.

Conclusioni

La disregolazione emotiva è una componente fondamentale dell’ADHD che non può essere trascurata. Riconoscerla e trattarla adeguatamente può migliorare significativamente la qualità della vita delle persone, aiutandole a gestire meglio le loro emozioni e relazioni sociali. Gli interventi terapeutici includono strategie per migliorare la regolazione emotiva, coinvolgendo anche le famiglie per creare un ambiente di supporto che favorisca lo sviluppo di abilità emotive.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Racconto di un Disturbo alimentare: la storia di Anita

[vc_row][vc_column][vc_single_image image=”10758″ alignment=”center” css=”” parallax_scroll=”no” woodmart_inline=”no”][woodmart_title align=”left” size=”large” woodmart_css_id=”664c6c4947ae0″ title=”Racconto di un Disturbo alimentare: la storia di Anita” responsive_spacing=”eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NjRjNmM0OTQ3YWUwIiwic2hvcnRjb2RlIjoid29vZG1hcnRfdGl0bGUiLCJkYXRhIjp7InRhYmxldCI6e30sIm1vYmlsZSI6e319fQ==”][vc_column_text css=”” woodmart_inline=”no” text_larger=”no”]DCA o Disturbo del Comportamento Alimentare. Secondo le versioni più recenti sarebbe più corretto parlare di DAN, ovvero Disturbo dell’Alimentazione e della Nutrizione. Credo che tutti noi abbiamo sentito almeno una volta questi nomi. Oppure abbiamo sentito parlare di Anoressia, Bulimia… Ma sappiamo davvero cosa voglia dire soffrire di un disturbo del comportamento alimentare?

Oggi vi voglio raccontare la storia di Anita. Anita è un nome di fantasia che ho deciso di utilizzare per raccontare la storia di questa ragazzina che, a 16 anni, si ammala di anoressia nervosa.

Anita è una ragazza di 12 anni, in piena fase adolescenziale, ancora alla ricerca della sua identità. Molto timida, diventa rossa appena le si parla, diventa rossa persino durante le interrogazioni in classe. Molto brava a scuola, è la classica “secchiona” della classe, come si definisce lei. Un po’ “indietro” rispetto alle sue compagne: non indossa il reggiseno imbottito, non si trucca (il primo mascara gliel’hanno regalato i genitori in prima superiore. È ancora lì, inutilizzato), non si piastra i capelli, non indossa pantaloni super attillati e magliette corte che mostrano l’ombelico. Indossa abiti “da maschiaccio”: pantaloni larghi, maglie abbondanti. Non ha molti amici in classe. Del resto, come riferisce lei, è molto brava a scuola e quindi, come tutte le secchione che si rispettino, viene esclusa dal gruppo dei vip della classe, emarginata ed anche bullizzata per il suo carattere e per il suo modo di vestire.

Anita è una ragazza molto sensibile e un po’ insicura di sé. La sua autostima dipende molto dal pensiero che gli altri hanno di lei. In particolare, il giudizio del padre ha un forte impatto sul pensiero che lei ha di sè stessa: Anita si sente sempre in dovere di dimostrare al padre di essere brava abbastanza. Per il padre la scuola è molto importante, e Anita, che è molto brava a scuola, dimostra il suo valore al padre portando a casa voti sempre altissimi. Questo la fa stare bene: ogni volta che porta a casa un 10, ricevere gli apprezzamenti dal padre. Quando però il voto è inferiore a quel massimo a cui tanto ambisce, un semplice sguardo o un semplice commento del padre è sufficiente per far calare su di lei i dubbi in merito alla sua bravura. Una nuvola di insicurezza, di sconforto, di malessere, cade su Anita che si rifugia spesso in dei pianti per sfogare il suo dolore.

Anita è anche una ragazzina che a 12 anni entra a tutti gli effetti a far parte del mondo delle donne: le arriva il primo mestruo. Insieme al mestruo le sue forme del corpo iniziano a cambiare. Le spunta il senso e si riempie sui fianchi. Anche il peso sulla bilancia inizia a salire di qualche chiletto. Il padre, essendosi accorto del cambiamento fisico di Anita, ma non della sua fragilità, le fa un commento, che per Anita rappresenta il momento del cambiamento: “hai il sedere grosso!”. Quelle semplici parole hanno un forte impatto su Anita che inizia a sentirsi inadeguata, brutta, non all’altezza, nemmeno nei confronti di suo padre. Lei, che era sempre stata una buongustaia, inizia ad autoregolarsi: prova a ridurre il consumo di dolci di cui era golosa e si iscrive a basket. Nel giro di un anno, perde 17 kg. Anita è felice del traguardo raggiunto, è stata bravissima! Chi come lei avrebbe la forza di volontà, la costanza, l’impegno di raggiungere un tale traguardo.

Le gioie però non ebbero durata infinita: sì, Anita era stata molto brava a raggiungere il suo traguardo, ma adesso come fare per mantenerlo? Impossibile pensare di reintrodurre i dolci nella propria alimentazione e soprattutto, impossibile pensare di sospendere l’attività fisica anche solo per un giorno. Per Anita inizia quindi un lungo periodo di controllo del peso, dell’alimentazione e dell’attività fisica: pesate 10 volte al giorno, attività fisica giornaliera, anche 2 ore al giorno di sport, e alimentazione fortemente ipocalorica e molto controllata.

Le gioie iniziali si trasformano presto in frustrazione: frustrazione se il peso sulla bilancia saliva di soli 2 etti, frustrazione se per caso, in occasione di una ricorrenza, perdeva il controllo sul cibo e mangiava di più di quello che si era prefissata, magari semplicemente perché lei aveva fame… ma non se ne rendeva conto. Anita non riusciva più a sentire i reali bisogni del suo corpo: non riusciva più a sentire se aveva fame, se era sazia, se era stanca, che cosa le andava di mangiare e cosa no… Si trattava solo di numeri: il peso sulla bilancia, le calorie ingerite, le ore di attività fisica, il numero di passi, i km percorsi… Oltre alla sfera fisica, Anita raggiunse un grave sottopeso che mantenne per diversi anni, anche la sfera relazionale e famigliare iniziarono a risentirne. Anita si sentiva a disagio ad uscire con gli amici, a mangiare in compagnia, rinunciava alle occasioni sociali, si isolava… Le sembra di vivere in una bolla, come se il mondo potesse andare avanti anche senza di lei, come se non fosse apprezzata, dal padre, dagli amici, come se nessuno si accorgesse della sua assenza, come se nessuno se ne fosse accorto che LEI NON STAVA PIÙ BENE DA TEMPO…

A un certo punto in Anita scatta qualcosa, si rende conto che non sta bene in quel peso, in quelle forme che aveva tanto ambito a raggiungere e a mantenere.

Decide di farsi aiutare: intraprende un percorso di cura integrato con uno psicoterapeuta, uno psichiatra e un nutrizionista. Il percorso è molto lungo, fatto di alti e bassi, di gioie e di difficoltà. Per Anita non è semplice accettare l’aumento graduale del numerino che legge sulla bilancia, ha difficoltà a tornare ad assaggiare cibi che per lungo tempo aveva escluso dalla sua alimentazione per paura delle conseguenze che questi potessero avere sul suo peso e sulle sue forme del corpo. Pian piano però Anita riscopre il gusto, il sapore del cibo, riscopre il piacere dello stare insieme a tavola in compagnia.

Adesso Anita ha 22 anni, ha un normopeso e soprattutto ha instaurato un rapporto sano col cibo e con le sue forme del corpo. La storia che ha vissuto l’ha portata a intraprendere il percorso di laurea in Alimentazione e Nutrizione Umana. Il suo desiderio: sensibilizzare la popolazione sull’esistenza dei disturbi del comportamento alimentare e aiutare le persone a istaurare un rapporto sano con il cibo che tenga conto dell’importanza del cibo come strumento di prevenzione per lo sviluppo di diverse patologie, ma che non trascuri la gioia della tavola, il piacere dello stare insieme, il gusto del cibo e l’ascolto dei bisogni del proprio corpo.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][/vc_column][/vc_row]

Voci dal Silenzio: Storie di Vita con l’ADHD

[vc_row full_width=”stretch_row_content” equal_height=”yes” woodmart_css_id=”61095a62261de” responsive_spacing=”eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2MTA5NWE2MjI2MWRlIiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfcm93IiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=” mobile_bg_img_hidden=”no” tablet_bg_img_hidden=”no” woodmart_parallax=”0″ woodmart_gradient_switch=”no” row_reverse_mobile=”0″ row_reverse_tablet=”0″ woodmart_disable_overflow=”0″][vc_column css=”.vc_custom_1715261511878{padding-top: 70px !important;padding-right: 10% !important;padding-bottom: 60px !important;padding-left: 10% !important;}” offset=”vc_col-lg-offset-1/5 vc_col-md-6 vc_col-xs-12″ woodmart_css_id=”663cd03c75ddd” responsive_spacing=”eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NjNjZDAzYzc1ZGRkIiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfY29sdW1uIiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnsicGFkZGluZy10b3AiOiI0MHB4IiwicGFkZGluZy1ib3R0b20iOiIzMHB4In19fQ==” parallax_scroll=”no” mobile_bg_img_hidden=”no” tablet_bg_img_hidden=”no” woodmart_parallax=”0″ woodmart_sticky_column=”false” mobile_reset_margin=”no” tablet_reset_margin=”no” wd_collapsible_content_switcher=”no” wd_column_role_offcanvas_desktop=”no” wd_column_role_offcanvas_tablet=”no” wd_column_role_offcanvas_mobile=”no” wd_column_role_content_desktop=”no” wd_column_role_content_tablet=”no” wd_column_role_content_mobile=”no” woodmart_box_shadow=”no” wd_z_index=”no”][woodmart_title size=”large” title=”Voci dal Silenzio: Storie di Vita con l’ADHD” class=”“hidden-xs“” woodmart_css_id=”663cd0d60896c” responsive_spacing=”eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NjNjZDBkNjA4OTZjIiwic2hvcnRjb2RlIjoid29vZG1hcnRfdGl0bGUiLCJkYXRhIjp7InRhYmxldCI6e30sIm1vYmlsZSI6e319fQ==” subtitle=”Aree di intervento”][vc_column_text css=”” woodmart_inline=”no” text_larger=”no”]Nel nostro viaggio verso la comprensione e il supporto dei bambini con ADHD, incontriamo molteplici sfide e scoperte. Come psicoterapeuta presso l’ambulatorio Pecom, ho avuto il privilegio di lavorare a stretto contatto con famiglie, insegnanti e assistenti sociali, tutti impegnati a trovare le migliori soluzioni per questi giovani vivaci e spesso incompresi. Le testimonianze che seguono riflettono l’impatto dell’ADHD sulla vita quotidiana di chi ne è direttamente coinvolto. Sono storie di lotta, resilienza e speranza, raccontate anonimamente per proteggere la privacy degli individui. Queste voci ci offrono uno sguardo prezioso sulle realtà di chi vive ogni giorno con questa condizione e sull’importanza del nostro lavoro congiunto per fornire un sostegno efficace e amorevole.

Testimonianza 1:

“Da genitore di un bambino con ADHD, posso testimoniare quanto sia complesso gestire il quotidiano. Ogni giorno è una nuova sfida, non solo per mio figlio, ma per tutta la famiglia. Trovare strategie che funzionino, che lo aiutino a concentrarsi senza frustrarlo, è un percorso di prova ed errore continuo. Il supporto dell’ambulatorio Pecom è stato fondamentale per noi: ci hanno fornito le risorse e l’orientamento necessari per comprendere meglio e affrontare le giornate più difficili.”

Testimonianza 2:

“Sono insegnante di una classe elementare e uno dei miei studenti ha ADHD. Inizialmente, la gestione del suo comportamento in classe era estremamente sfidante. Si alzava continuamente, interrompendo la lezione, e la sua incapacità di stare fermo era fonte di distrazione per gli altri bambini. Con il tempo, e grazie ai consigli degli specialisti dell’ambulatorio Pecom, abbiamo implementato tecniche di insegnamento più inclusive e dinamiche, che hanno aiutato lui e tutta la classe a migliorare l’apprendimento e l’interazione.”

Testimonianza 3:

"Lavorare con bambini affetti da ADHD è parte del mio ruolo come assistente sociale. Il loro mondo è pieno di energia e creatività, ma spesso si scontrano con le strutture e le aspettative tradizionali. Il nostro obiettivo è fornire un ambiente che non solo contenga la loro energia, ma la canalizzi in modo produttivo. Collaborare con professionisti come quelli di Pecom ci ha permesso di sviluppare strategie specifiche, come la modifica dell'ambiente fisico e l'adattamento delle routine, che hanno reso significative differenze nella vita quotidiana di questi bambini."[/vc_column_text][/vc_column][vc_column woodmart_text_align="center" css=".vc_custom_1715261640931{padding-top: 250px !important;padding-right: 100px !important;padding-bottom: 250px !important;padding-left: 100px !important;background-image: url(https://pecom.frigeri.net/wp-content/uploads/2024/05/pecomcare-qrcode.jpg?id=10497 !important;background-position: center !important;background-repeat: no-repeat !important;background-size: cover !important;}" offset="vc_col-lg-offset-1/5 vc_col-md-6 vc_col-xs-12" woodmart_css_id="663cd0b10085d" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NjNjZDBiMTAwODVkIiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfY29sdW1uIiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" parallax_scroll="no" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_parallax="0" woodmart_sticky_column="false" mobile_reset_margin="no" tablet_reset_margin="no" wd_collapsible_content_switcher="no" wd_column_role_offcanvas_desktop="no" wd_column_role_offcanvas_tablet="no" wd_column_role_offcanvas_mobile="no" wd_column_role_content_desktop="no" wd_column_role_content_tablet="no" wd_column_role_content_mobile="no" woodmart_box_shadow="no" wd_z_index="no"][/vc_column][/vc_row]

Cos’è l’ADHD?

[vc_row full_width="stretch_row" css=".vc_custom_1714986263103{margin-bottom: 80px !important;padding-top: 80px !important;padding-bottom: 60px !important;background-image: url(https://pecom.frigeri.net/wp-content/uploads/2024/05/adhd_example1.jpg?id=10375 !important;background-position: center !important;background-repeat: no-repeat !important;background-size: cover !important;}" woodmart_parallax="0" woodmart_gradient_switch="no" row_reverse_mobile="0" row_reverse_tablet="0" woodmart_disable_overflow="0" woodmart_css_id="66389ac461cc2" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NjM4OWFjNDYxY2MyIiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfcm93IiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_box_shadow="no" wd_z_index="no"][vc_column css=".vc_custom_1702995637959{padding-top: 8% !important;padding-right: 40px !important;padding-bottom: 8% !important;padding-left: 40px !important;}" woodmart_parallax="0" parallax_scroll="no" woodmart_sticky_column="false" woodmart_css_id="6581a695ed738" wd_collapsible_content_switcher="no" wd_column_role_offcanvas_desktop="no" wd_column_role_offcanvas_tablet="no" wd_column_role_offcanvas_mobile="no" wd_column_role_content_desktop="no" wd_column_role_content_tablet="no" wd_column_role_content_mobile="no" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_box_shadow="no" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NTgxYTY5NWVkNzM4Iiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfY29sdW1uIiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_reset_margin="no" tablet_reset_margin="no" wd_z_index="no"][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][woodmart_title align="left" size="large" woodmart_css_id="66389d2443e30" title="Cos'è l'ADHD?" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NjM4OWQyNDQzZTMwIiwic2hvcnRjb2RlIjoid29vZG1hcnRfdGl0bGUiLCJkYXRhIjp7InRhYmxldCI6e30sIm1vYmlsZSI6e319fQ=="][vc_column_text woodmart_inline="no" text_larger="no"]L‘ADHD, acronimo che sta per Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività, è una condizione neurobiologica che colpisce principalmente bambini, ma può persistere anche in età adulta. Si tratta di uno dei disturbi neurocomportamentali più comuni dell’infanzia, caratterizzato da sintomi di inattenzione, iperattività e impulsività che interferiscono significativamente con la vita quotidiana e il funzionamento sociale, scolastico o lavorativo della persona.

Le cause esatte dell’ADHD non sono ancora completamente comprese, ma si ritiene che siano il risultato di una combinazione di fattori genetici, ambientali e neurologici. Si pensa che anomalie nella chimica cerebrale e nell’attività neuronale siano coinvolte nella manifestazione dei sintomi.

I sintomi principali dell’ADHD includono:

  • Inattenzione: difficoltà a mantenere l’attenzione su compiti o attività, tendenza a commettere errori per distrazione, difficoltà nell’organizzazione di compiti o attività, dimenticanza di impegni quotidiani, perdita di oggetti necessari per compiti.
  • Iperattività: costante bisogno di muoversi, incapacità di sedersi tranquilli in situazioni in cui è richiesta la quiete, agitazione e inquietudine.
  • Impulsività: tendenza a agire senza riflettere sulle conseguenze, difficoltà a rispettare turni o aspettare il proprio turno in situazioni di gioco o gruppo, interrompere o interferire con gli altri.

Questi sintomi possono variare in intensità e manifestarsi in modi diversi da persona a persona. Alcuni individui possono manifestare principalmente sintomi di inattenzione, mentre altri possono essere più iperattivi o impulsivi, e altri ancora possono presentare una combinazione di tutti e tre i sintomi.

Il trattamento dell’ADHD spesso coinvolge una combinazione di interventi farmacologici, terapie comportamentali e interventi educativi. Terapie comportamentali come la terapia cognitivo-comportamentale (TCC) possono aiutare a sviluppare strategie per gestire i sintomi e migliorare il funzionamento quotidiano. Interventi educativi possono essere utilizzati per fornire supporto aggiuntivo a bambini con ADHD nelle scuole.

È importante notare che l’ADHD è una condizione complessa e multifattoriale, e il trattamento ottimale può variare da persona a persona. La diagnosi e il trattamento dovrebbero sempre essere supervisionati da professionisti sanitari qualificati.

Se desideri ulteriori informazioni su questo argomento, ti consiglio di visitare il sito pecomcare.it, che potrebbe fornire risorse aggiuntive e supporto per coloro che affrontano l’ADHD.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]