Presentazione del libro “Crescere un bambino autistico” – Donatella Arcangeli

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Autrice: Dott.ssa Ilaria Obbili, Psicoterapeuta – Direttrice Sanitaria Ambulatorio Fachambulanz PECOM – Bolzano (Trentino Alto Adige)

 

Segnalo con piacere un incontro dedicato a un tema centrale per famiglie, insegnanti e professionisti: la presentazione del libro “Crescere un bambino autistico. Dalla teoria alla pratica: strumenti per la vita quotidiana” della Dottoressa Donatella Arcangeli, neuropsichiatra infantile e dell’adolescenza, Primaria con ruoli di vertice nei servizi di salute mentale evolutiva in Trentino Alto Adige  e nel panorama Italiano

L’evento si terrà il 28 febbraio alle ore 18.00 presso la Nuova Libreria Cappelli, in Corso della Libertà 2 a Bolzano (BZ).

Il libro propone uno sguardo concreto e accessibile, con strumenti utili per accompagnare la crescita del bambino nella quotidianità, mettendo in dialogo riflessione teorica e indicazioni pratiche. Un’occasione preziosa per approfondire, confrontarsi e portare a casa spunti applicabili nella vita di tutti i giorni.

Dott.ssa Ilaria Obbili
Direttrice sanitaria PECOM
Psicoterapeuta

 

Se desideri approfondire l’argomento o hai domande contattaci.

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ADHD e Microbiota Intestinale

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Microbiota e ADHD

Biodiversità batterica, disbiosi, asse intestino–cervello e ruolo dell’alimentazione antinfiammatoria

Articolo divulgativo-scientifico per professionisti e pubblico informato. Le citazioni sono riportate in formato (Autore, anno).

Messaggio chiave: le evidenze più recenti suggeriscono che il microbiota intestinale possa influenzare, attraverso l’asse intestino–cervello,
processi immunitari e metabolici potenzialmente rilevanti per il funzionamento attentivo. La modulazione del microbiota non sostituisce gli interventi standard per l’ADHD,
ma può rappresentare un supporto biologicamente plausibile in un approccio integrato (Cryan & Dinan, 2019).

Contesto: un modello integrato per l’ADHD

Negli ultimi anni la ricerca ha iniziato a osservare l’ADHD con uno sguardo sempre più integrato.
Non soltanto come condizione neuroevolutiva legata a genetica e funzionamento cerebrale,
ma come esito di una complessa interazione tra cervello, sistema immunitario, ambiente e metabolismo.

In questo scenario ha assunto rilevanza crescente il microbiota intestinale: un ecosistema composto da trilioni di microrganismi che comunica
con il sistema nervoso centrale attraverso l’asse intestino–cervello (Cryan & Dinan, 2019).


Diversità del microbiota nei soggetti con ADHD

Una delle osservazioni più consistenti emerse dalla letteratura riguarda la riduzione della biodiversità batterica nei soggetti con ADHD.
Studi condotti su popolazioni pediatriche hanno evidenziato come l’alpha diversity — ovvero la varietà di specie presenti all’interno dello stesso individuo —
risulti significativamente inferiore rispetto ai controlli neurotipici (Prehn-Kristensen et al., 2018).

Un microbiota meno vario è, in generale, meno resiliente: più vulnerabile agli stress ambientali e meno efficiente nella produzione di metaboliti benefici,
inclusi gli acidi grassi a corta catena (SCFA).

Elementi ricorrenti: oltre alla riduzione globale di diversità, sono state descritte differenze in generi batterici come
Bifidobacterium, Lactobacillus e Prevotella, coinvolti in fermentazione delle fibre, produzione di SCFA e modulazione immunitaria
(Aarts et al., 2017; Wan et al., 2020).


Possibili cause della disbiosi nell’ADHD

Le alterazioni del microbiota non sembrano derivare da un singolo fattore, ma da una convergenza di elementi biologici e ambientali.

Alimentazione occidentale e ultraprocessati

Un modello alimentare caratterizzato da elevato consumo di zuccheri semplici, grassi saturi e alimenti ultraprocessati
è associato a una riduzione dei batteri produttori di butirrato e a un aumento di specie pro-infiammatorie (Morais et al., 2021).
La carenza cronica di fibre priva il microbiota del suo principale substrato metabolico, contribuendo ulteriormente alla perdita di biodiversità.

Antibiotici precoci e sviluppo del microbiota

L’uso precoce di antibiotici può interferire con la colonizzazione batterica iniziale, producendo effetti a lungo termine sulla composizione del microbiota
e sulla maturazione immunitaria (Cryan et al., 2019).

Stress cronico e asse HPA

Lo stress cronico, attraverso l’attivazione dell’asse ipotalamo–ipofisi–surrene, può modificare permeabilità intestinale e motilità,
favorendo condizioni di disbiosi (Dinan & Cryan, 2017).


Effetti della disbiosi su cervello e sintomi attentivi

Il microbiota partecipa alla sintesi e modulazione di neurotrasmettitori rilevanti per attenzione e regolazione comportamentale.
Alcuni ceppi di Bifidobacterium sono coinvolti nel metabolismo della fenilalanina, precursore della dopamina (Aarts et al., 2017),
mentre Lactobacillus contribuisce alla produzione di GABA (Dinan & Cryan, 2017).

Parallelamente, alterazioni nella produzione di SCFA — in particolare del butirrato — possono influenzare neuroinfiammazione,
integrità della barriera emato-encefalica e plasticità sinaptica (Dalile et al., 2019; Silva et al., 2020).

Ipotesi biologica rilevante: la disbiosi può aumentare la permeabilità intestinale,
favorendo il passaggio di LPS nel circolo e l’attivazione di risposte immunitarie pro-infiammatorie.
La neuroinfiammazione lieve e cronica che ne deriva è stata associata a difficoltà attentive e affaticamento cognitivo (Morais et al., 2021).


Alimentazione e microbiota: un intervento biologicamente sensato

Alla luce delle evidenze disponibili, l’alimentazione assume un ruolo centrale nella modulazione del microbiota e, indirettamente,
del funzionamento neurocognitivo.

Le fibre alimentari rappresentano il principale substrato fermentativo per i batteri intestinali.
Un adeguato apporto favorisce la crescita di specie produttrici di SCFA, incrementa la biodiversità e contribuisce al mantenimento dell’integrità della barriera intestinale (Dalile et al., 2019).

Un modello alimentare ricco di verdure, cereali integrali “veri”, legumi, frutta a basso carico glicemico e grassi insaturi
si inserisce in una logica antinfiammatoria che può ridurre il carico sistemico e sostenere l’equilibrio intestinale (Cryan et al., 2019; Morais et al., 2021).

Nota clinica: non si tratta di una “dieta per curare l’ADHD”, ma di un intervento sul terreno biologico (infiammazione, stabilità metabolica, barriera intestinale)
che può contribuire a creare condizioni più favorevoli.


Una proposta pratica di piano alimentare pro-microbiota

In termini operativi, un’impostazione quotidiana coerente può includere: colazione con fermentati e fibre solubili (yogurt/kefir + avena + frutti di bosco),
pranzo con cereali integrali e legumi, cena con fonti proteiche di qualità e vegetali abbondanti, spuntini a base di frutta e frutta secca.

L’inserimento regolare di alimenti fermentati e fibre prebiotiche naturali (se tollerate) favorisce la crescita di specie batteriche beneficiali e la produzione di SCFA.
Nei soggetti con intestino sensibile (gonfiore, IBS, selettività alimentare), l’aumento delle fibre deve essere graduale, privilegiando fonti più tollerabili e cotte.

Momento Opzione A (base) Opzione B (variante) Perché (microbiota/ADHD)
Colazione Yogurt/kefir + fiocchi d’avena + frutti di bosco + 1 cucchiaio di semi (chia/lin) Uova + pane integrale vero + verdura/avocado + 1 frutto Fermentati + fibre solubili + polifenoli → supporto diversità e metaboliti benefici (SCFA).
Spuntino Frutta + frutta secca (noci/mandorle) Hummus + bastoncini di carote/finocchio (se tollerati) Fibre + grassi insaturi → stabilità energetica e minor rischio di “picchi e crolli”.
Pranzo Bowl: cereale integrale (riso/orzo/avena) + legumi + verdure + olio EVO Pasta integrale + ceci/lenticchie + verdure + olio EVO Carbo complessi + prebiotici → supporto ai produttori di SCFA (butirrato).
Merenda Pane integrale + ricotta oppure yogurt 1 frutto + 1 quadratino di fondente (≥70%) Regolarità e sazietà → riduzione della ricerca impulsiva di zuccheri in alcuni profili.
Cena Pesce azzurro/salmone + verdure abbondanti + patate/riso Pollo/tacchino/tofu + verdure + quinoa Pattern antinfiammatorio + omega-3 (quando pesce) e molte fibre vegetali.
Extra (3×/settimana) Fermentati (kefir, yogurt, crauti/kimchi se tollerati) Prebiotico naturale (porro/cicoria/topinambur in piccole dosi, se tollerati) Fermentati + prebiotici → terreno favorevole a biodiversità e produzione di SCFA.

Il peperoncino e il ruolo della capsaicina

Un elemento di interesse riguarda la capsaicina, principio attivo del peperoncino, che interagisce con il recettore TRPV1.
Negli ultimi anni è stata studiata per possibili effetti modulanti sul microbiota.

Revisioni recenti suggeriscono che la capsaicina possa influenzare la composizione batterica e favorire un profilo metabolico più favorevole,
con potenziale riduzione di specie pro-infiammatorie (Huang et al., 2020).
Alcuni studi sperimentali indicano inoltre un possibile effetto su barriera intestinale e su batteri associati all’integrità del muco intestinale,
tra cui Akkermansia muciniphila (Zhang et al., 2024).

È stato ipotizzato anche un potenziale contributo alla riduzione di marcatori infiammatori e dell’endotossinemia mediata da LPS (Fan et al., 2023).
In assenza di evidenze specifiche sul trattamento dell’ADHD, l’eventuale utilizzo va considerato esclusivamente come parte di un pattern alimentare complessivo e in base alla tolleranza individuale.

Prudenza clinica: in caso di gastrite, reflusso o ipersensibilità intestinale, l’introduzione del peperoncino deve essere graduale o evitata.


Una visione integrata

Le evidenze attuali non indicano che la modulazione del microbiota possa sostituire interventi psicologici, educativi o farmacologici.
Tuttavia, mostrano con crescente chiarezza che l’intestino rappresenta un modulatore biologico del funzionamento cerebrale.

Promuovere biodiversità batterica, sostenere la produzione di SCFA e ridurre l’infiammazione attraverso un’alimentazione ricca di fibre e a basso carico infiammatorio
significa intervenire sul terreno fisiologico su cui si esprimono attenzione, regolazione emotiva e comportamento.

In altre parole, nutrire il microbiota significa prendersi cura anche del cervello.

Nota: contenuto informativo. L’approccio nutrizionale deve essere personalizzato, soprattutto in caso di selettività alimentare, disturbi gastrointestinali o comorbidità.


Bibliografia

    • Prehn-Kristensen A. Brain Behav Immun, 2018
    • Aarts E. Microbiome, 2017
    • Jiang HY. Front Psychiatry, 2018
    • Wan L. J Affect Disord, 2020
    • Szopinska-Tokov J. Eur Neuropsychopharmacol, 2020
    • Dalile B. Nat Rev Gastroenterol Hepatol, 2019
    • Cryan JF. Physiol Rev, 2019
    • Morais LH. Nat Rev Microbiol, 2021
    • Dinan TG. Lancet Psychiatry, 2017
    • Sharon G. Cell, 2016
    • Huang et al., 2020
    • Fan et al., 2023
    • Zhang et al., 2024

FAQ

Che cosa significa “biodiversità” del microbiota?

In ambito microbiologico, la biodiversità (es. alpha diversity) descrive quante e quali specie sono presenti nello stesso individuo.
Una maggiore diversità è generalmente associata a maggiore resilienza dell’ecosistema intestinale (Prehn-Kristensen et al., 2018).

Il microbiota “causa” l’ADHD?

Le evidenze non supportano l’idea di una causalità semplice e unidirezionale. I dati indicano piuttosto un’interazione bidirezionale
tra intestino, immunità e cervello (Cryan & Dinan, 2019).

Qual è il ruolo delle fibre nella modulazione del microbiota?

Le fibre alimentari sono substrati fermentabili che favoriscono la produzione di SCFA, inclusi acetato, propionato e butirrato, con possibili effetti su barriera intestinale e immunomodulazione (Dalile et al., 2019).

La capsaicina è utile nell’ADHD?

Non esistono evidenze che la capsaicina sia un trattamento per l’ADHD. Alcuni lavori suggeriscono un possibile effetto sul microbiota e su marker metabolico-infiammatori,ma l’applicazione clinica deve essere prudente e basata su tollerabilità individuale (Huang et al., 2020).


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La doppia eccezionalità: ADHD e Plusdotazione

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Il talento è un motore potente, ma se lo tieni sempre “con il limitatore” si surriscalda.

La doppia eccezionalità (2E) descrive bambini e ragazzi con alto potenziale cognitivo (APC) in compresenza con un disturbo del neurosviluppo (tra cui ADHD, DSA, autismo, ecc.). Il tema non è “solo” diagnostico: è clinico, scolastico e identitario.

Il rischio più frequente? Che talento e difficoltà si mascherino a vicenda:

  • l’APC può compensare e “coprire” l’ADHD (sottodiagnosi);
  • l’ADHD può rendere invisibile l’APC (sottoriconoscimento del potenziale).

Le linee guida LABDA mettono in guardia su un punto cruciale: nei profili di neurosviluppo alcune abilità (memoria di lavoro, velocità di elaborazione, attenzione) possono risultare più fragili e abbassare gli indici globali, rendendo meno chiaro il profilo di plusdotazione.

ADHD + APC: attenzione a sovra- e sottodiagnosi

Le linee guida sottolineano un rischio doppio:

Sovradiagnosi: Comportamenti come impazienza, noia, atteggiamenti critici/superiori possono somigliare all’ADHD, ma non esserlo (o non esserlo in modo pervasivo).

Sottodiagnosi: L’ADHD può essere ignorato se il ragazzo riesce a performare bene in compiti “favorevoli” o se usa strategie compensative legate all’APC.

Indicazione operativa (LABDA)

Per l’ADHD, utilizzare anche scale osservative e interviste strutturate, più che affidarsi solo a test neuropsicologici e leggere con attenzione il profilo intraindividuale (disomogeneità, cadute di controllo, variabilità).

Approfondimento diagnostico: cosa non dovrebbe mancare

Una valutazione 2E dovrebbe includere:

  • apprendimenti di base: lettura, scrittura, matematica;
  • funzionamento cognitivo con focus su aree spesso vulnerabili: memoria di lavoro e velocità di elaborazione;
  • misure mirate su controllo/inibizione e impulsività per ADHD;
  • dimensione motivazionale, emotiva e relazionale;
  • questionari per genitori e insegnanti, su punti di forza e criticità.

Nella restituzione mai “solo la diagnosi”: servono punti di forza + punti di debolezza + obiettivi operativi per casa e scuola.

Come comportarsi: linee guida generali

L’intervento efficace è cucito su misura e centrato su punti di forza e talenti. La dotazione è una predisposizione che cresce con impegno ed esperienza (“mente incrementale”). Serve un ambiente: sicuro e accettante, tollerante verso sviluppo asincrono, con bassa pressione temporale e con buone relazioni sociali. È importante individuare interessi e prevedere arricchimento in contenuti/obiettivi/processi senza gravare sulle abilità più fragili.

Il punto “anti-burnout”

Evitare richieste eccessive e pressione: la motivazione dovrebbe restare intrinseca, non “a colpi di ansia”.

Scuola: cosa fare e cosa evitare

Riconoscere il profilo: Considerare che un alunno che evidenzia comportamenti problema possa avere APC; conoscere caratteristiche frequenti: contradditorietà, alternanza con i compagni, criticismo/oppositività verso insegnanti, distraibilità e iperattivazione.

Evitare la spirale “potrebbe ma non vuole”: È una frase che sembra educativa… e invece spesso è solo un modo elegante di dire: “Non abbiamo ancora capito il profilo”.

PDP o PEI specifico per 2E a seconda delle comorbidità: Non un collage di PDP “gifted + DSA/ADHD”. Può andar meglio un PDP essenziale, concreto, mirato, che evidenzi pochi punti chiave di forza/debolezza e iniziative chiare.

Consigli:

  • aumentare ritmo/varietà se c’è il rischio di noia;
  • favorire metaconoscenze e strategie coerenti (soprattutto nell’area fragile);
  • promuovere apprendimento attivo e autodeterminazione (scelte guidate);
  • creare occasioni “alte” e gratificanti (giornalino, teatro, progetti culturali) che mettano in gioco competenze.

Dott.ssa Ilaria Obbili
Direttrice sanitaria PECOM
Psicoterapeuta

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Il funzionamento ADHD a scuola:

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Prosegue con grande partecipazione ed entusiasmo il corso a moduli di formazione PECOM rivolto a tutti gli insegnanti di ogni ordine e grado, inserito nel Piano Provinciale di aggiornamento dell’anno scolastico 2025/2026 dell’Ufficio Aggiornamento e Didattica della Provincia Autonoma di Bolzano.

Il titolo del percorso è il seguente: “IL FUNZIONAMENTO ADHD – Evidenze, buone prassi e strategie pratiche”. Oggi parlare di ADHD significa andare oltre le etichette e imparare a capire i comportamenti, prima ancora di “agire”.

Un corso che parte dal funzionamento

Nei primi moduli già svolti, gli insegnanti hanno lavorato in modo attivo e interattivo su temi centrali e molto concreti:

  • Modulo 1 – ADHD e funzionamento cognitivo/emotivo
    Introduzione all’ADHD, caratteristiche principali e impatto sullo sviluppo.
    Ampio spazio è stato dedicato alle strategie pratiche per la gestione dei comportamenti e alla regolazione emotiva.
  • Modulo 2 – ADHD: riconoscimento e intervento
    Strumenti per l’individuazione precoce e riflessioni su strategie inclusive utili a tutta la classe, non solo agli alunni con diagnosi.
  • Modulo 3 – La motivazione nell’ADHD
    Un modulo molto apprezzato, dedicato all’importanza del rinforzo positivo e alle tecniche motivazionali calibrate per età, perché la motivazione non si impone, ma si costruisce insieme.

Gli insegnanti hanno portato esempi reali, domande concrete, dubbi autentici. Segnale chiarissimo: quando la formazione parla la lingua della scuola, la scuola risponde.

Verso gli ultimi due incontri: genere, complessità e lavoro di rete

Il percorso prosegue ora con due moduli particolarmente attesi:

  • Modulo 4 – Differenze di genere nell’ADHD (febbraio)
    Un tema fondamentale e spesso trascurato: riconoscere come l’ADHD possa manifestarsi in modo diverso in bambine e bambini, ragazze e ragazzi, e adattare le strategie di intervento (sì, anche le bambine possono avere l’ADHD… solo che spesso lo “nascondono meglio”).
  • Modulo 5 – Comorbidità frequenti nell’ADHD (marzo)
    Plusdotazione, autismo, ansia, depressione, grave compromissione del comportamento sociale e ritiro sociale. 

 

Un valore aggiunto importante: il protocollo di intervento nelle situazioni di crisi

Durante il Modulo 5 avremo l’onore di ospitare la Dott.ssa Donatella Arcangeli, Primaria del Servizio provinciale di psichiatria e psicoterapia dell’età evolutiva (Azienda Sanitaria dell’Alto Adige), responsabile scientifica del Protocollo di intervento in situazioni di crisi: La gestione dei gravi problemi di comportamento a scuola, documento di riferimento provinciale per la rilevazione precoce e l’attivazione di interventi strutturati.

Un protocollo prezioso perché:

  • sposta l’attenzione dalla punizione alla prevenzione e alla de-escalation;
  • offre procedure chiare e condivise per affrontare episodi critici;
  • valorizza il lavoro di rete scuola–famiglia–servizi sanitari ed educativi;
  • tutela il benessere dell’alunno e della comunità scolastica.

In altre parole: un modus operandi condiviso, che aiuta gli insegnanti a non sentirsi soli e le famiglie a sentirsi parte del processo.

Formare oggi per lavorare meglio domani

Crediamo fortemente che la formazione degli insegnanti sia uno degli strumenti più potenti di prevenzione. Quando la scuola e la famiglia comprendono il funzionamento, si agisce insieme nel modo più opportuno.

Solo dopo aver capito, possiamo rispondere e agire.

 

Se desideri approfondire l’argomento o hai domande, contattaci: 

  • chiamate e WhatsApp: 320 76 46 254
  • indirizzo: Corso della libertà 15, 39100 Bolzano (Trentino Alto Adige)

 

Dott.ssa Ilaria Obbili

Direttrice sanitaria PECOM

Psicoterapeuta[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Nuovo protocollo d’intervento nella provincia autonoma di Bolzano

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Come cambia la gestione degli alunni in situazioni complesse a scuola

Le scuole della Provincia Autonoma di Bolzano dispongono finalmente di un protocollo strutturato e condiviso per la gestione dei gravi problemi di comportamento a scuola, redatto da Direzione provinciale Scuole ladine, con la supervisione scientifica della dott.ssa Donatella Arcangeli (Primaria del Servizio provinciale di psichiatria e psicoterapia dell’età evolutiva – Azienda Sanitaria dell’Alto Adige) e un ampio gruppo di lavoro inter-istituzionale.

Si tratta di un documento operativo, concreto, e soprattutto attuale: riconosce la complessità crescente che insegnanti, dirigenti e famiglie affrontano ogni giorno e offre un percorso chiaro, che mette al centro tre parole chiave:

  • tempestività
  • collaborazione
  • tutela della comunità scolastica

Un cambiamento quindi importante, che integra evidenze psichiatriche, psicologiche, competenze pedagogiche e responsabilità istituzionali. Un lavoro corale, insomma: scuola, inclusione, dirigenza e sanità… tutti insieme per un documento che nasce dalla realtà e parla alla realtà.

Perché era necessario un nuovo protocollo?

Negli ultimi anni le scuole stanno osservando un aumento di:

  • comportamenti oppositivi e provocatori,
  • crisi emotive e rabbia improvvisa,
  • aggressività verbale o fisica,
  • fughe dalla classe o dall’edificio,
  • difficoltà di autoregolazione sempre più marcate.

Sono segnali: di fatica, di disregolazione, di bisogni non letti o non trattati.

Il protocollo parte da un principio fondamentale:

Ogni episodio grave va tematizzato, non ignorato.

OBIETTIVO: capire, prevenire e costruire sicurezza.

Descrizione dei comportamenti

Il documento distingue tra:

  • Comportamenti socialmente inopportuni

(per esempio vivacità, interruzioni, difficoltà di attenzione, disturbo della lezione…)

  • Comportamenti socialmente inaccettabili (antisociali)

          (insulti, minacce, aggressioni, fuga da scuola, danneggiamenti…)

Questa distinzione è cruciale perché permette di applicare risposte coerenti, evitando l’errore di trattare tutto allo stesso modo o, al contrario, di minimizzare episodi potenzialmente pericolosi.

L’importanza di intervenire presto (e bene)

Il protocollo ricorda in primo luogo un punto essenziale della psicologia evolutiva:

La violenza e l’aggressività, se ignorate o giustificate, si rinforzano.

Per questo la scuola ha il compito di:

  • analizzare l’episodio;
  • comprenderne le cause;
  • attivare strumenti educativi;
  • coinvolgere la famiglia subito e in modo chiaro.

L’obiettivo non è penalizzare l’alunno, ma rompere circoli viziosi che possono consolidarsi velocemente e accompagnare il bambino fino all’adolescenza.

Il protocollo: semplice, chiaro, strutturato

Il documento introduce un percorso in 4 step:

  1. Primo episodio
  • Comunicazione ai genitori.

 

  1. Secondo episodio (entro 1–3 mesi)
  • comunicazione ai genitori
  • convocazione telefonica
  • incontro con insegnanti e, se possibile, dirigente
  • firma del patto educativo scuola-famiglia e regolamento disciplinare

 

  1. Terzo episodio
  • convocazione scritta
  • incontro con la dirigenza
  • attivazione del Patto Educativo Individualizzato Scuola–Famiglia

 

  1. Episodi successivi

→ sospensione temporanea (ogni 3 episodi in 1–3 mesi)

Un aspetto innovativo è che ogni passaggio prevede un contatto con la famiglia, perché la scuola non può gestire da sola difficoltà così complesse. Risulta fondamentale portare avanti gli aspetti educativi in modo coordinato e condiviso tra alunni, famiglie e scuola. 

Il Patto Educativo Scuola–Famiglia

È uno strumento potente e purtroppo poco conosciuto.

Serve a creare un’alleanza chiara e trasparente tra scuola, famiglia e (se presenti, servizi sanitari e sociali). 

Il patto definisce:

  • regole non negoziabili,
  • strategie educative condivise,
  • modalità di comunicazione,
  • eventuali adattamenti dell’orario,
  • attività individualizzate in aula o fuori dall’aula,
  • persone autorizzate a prelevare il minore in caso di emergenza.

 

Il patto non è “una punizione”: è un ponte per rimettere al centro i bisogni reali dell’alunno e della classe.

Quando la situazione non migliora

Il protocollo distingue due scenari:

Caso A – La famiglia non collabora

→ coinvolgimento del servizio sociale

→ possibile segnalazione al Tribunale per i Minorenni

Caso B – La famiglia collabora

→ attivazione o potenziamento del supporto sanitario

→ richiesta di accertamento urgente (entro 3 mesi)

L’obiettivo è garantire che nessun bambino resti senza misure e strumenti adeguati, attraverso un’ottica sinergica concordata e condivisa con la famiglia. 

Buone prassi

Il protocollo valorizza strumenti che anche in PECOM utilizziamo da anni:

  • osservazione precisa dei trigger;
  • gestione rispettosa della relazione;
  • riduzione dei fattori di rischio; 
  • rinforzo positivo; 
  • time-out regolato (non punitivo);
  • comunicazione chiara con la famiglia;
  • lavoro individualizzato fuori dall’aula;
  • sorveglianza nei momenti più critici (cambio ora, ricreazione…).

 

Il protocollo differenziato per gli alunni con certificazione scolastica

Si distinguono e differenziano casi con:

  • ADHD
  • disturbi della condotta
  • disturbi affettivi
  • disturbi di personalità
  • disturbi dello spettro autistico
  • ritardo mentale
  • disturbi misti del comportamento sociale

Per loro è previsto un approccio preventivo:

  • attivazione del patto fin dall’inizio dell’anno,
  • scheda informativa compilata con la famiglia,
  • monitoraggio costante,
  • lavoro individualizzato calibrato,
  • eventuale riduzione dell’orario (in accordo con la sanità).

Un punto molto importante: la diagnosi di grave compromissione del comportamento sociale dura un anno, proprio perché è una condizione modificabile con un buon intervento educativo.

Conclusione: un futuro di alleanze e competenze condivise

In un’epoca in cui le difficoltà degli alunni e delle alunne sono in aumento, le scuole e le famiglie non possono essere lasciate sole.
Questo protocollo porta chiarezza, struttura e soprattutto una visione: la gestione dei comportamenti difficili è un lavoro di squadra, da portare avanti insieme su binario unico con l’alunno o con l’alunna, con la scuola e con la famiglia. 

Gli  alunni non hanno bisogno di punizioni, ma di adulti che sappiano capire, contenere e accompagnare.

Se desideri approfondire l’argomento o hai domande, contattaci: 
  • chiamate e WhatsApp: 320 76 46 254
  • indirizzo: Corso della libertà 15, 39100 Bolzano (Trentino Alto Adige)

 

Dott.ssa Ilaria Obbili

Direttrice sanitaria PECOM

Psicoterapeuta[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row full_width="stretch_row" css=".vc_custom_1692558247926{margin-bottom: 80px !important;padding-top: 80px !important;padding-bottom: 60px !important;background-image: url(https://pecom.frigeri.net/wp-content/uploads/2023/07/mt-sample-background.jpg?id=5 !important;background-position: center !important;background-repeat: no-repeat !important;background-size: cover !important;}" woodmart_parallax="0" woodmart_gradient_switch="no" row_reverse_mobile="0" row_reverse_tablet="0" woodmart_disable_overflow="0" woodmart_css_id="64e2639d4e2bc" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NGUyNjM5ZDRlMmJjIiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfcm93IiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_box_shadow="no" wd_z_index="no"][vc_column css=".vc_custom_1702995637959{padding-top: 8% !important;padding-right: 40px !important;padding-bottom: 8% !important;padding-left: 40px !important;}" woodmart_parallax="0" parallax_scroll="no" woodmart_sticky_column="false" woodmart_css_id="6581a695ed738" wd_collapsible_content_switcher="no" wd_column_role_offcanvas_desktop="no" wd_column_role_offcanvas_tablet="no" wd_column_role_offcanvas_mobile="no" wd_column_role_content_desktop="no" wd_column_role_content_tablet="no" wd_column_role_content_mobile="no" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_box_shadow="no" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NTgxYTY5NWVkNzM4Iiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfY29sdW1uIiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_reset_margin="no" tablet_reset_margin="no" wd_z_index="no"][/vc_column][/vc_row]

Autostima Scolastica nei bambini con ADHD

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Per chi ha l’ADHD, queste situazioni possono diventare frequenti e ripetersi giorno dopo giorno.

Col tempo, questi piccoli episodi iniziano a lasciare un segno dentro.
Diventano pensieri che si ripetono:

“Non sono capace.”
“Gli altri ci riescono, io no.”

Piano piano, la motivazione diminuisce e la fiducia in sé stessə si indebolisce.
Non perché manchi la voglia di fare, ma perché diventa difficile credere di poter riuscire.
Ogni nuovo tentativo può sembrare un rischio di fallire di nuovo.

A volte l’ADHD porta a bassa autostima scolastica

La perdita di fiducia non è pigrizia, e nemmeno disinteresse.
È un modo per proteggersi dal dolore di sentirsi “sempre in errore”.
E così, per paura di fallire, si finisce per non provare più.
Ma questo porta a sentirsi ancora più lontanə da ciò che si desidera imparare.

Cosa può aiutare un alunno con ADHD?

Per ritrovare fiducia e motivazione servono tempo, comprensione e sguardi che accolgono.
Ecco cosa può fare la differenza:

  • Ricevere feedback chiari e positivi sui progressi, anche piccoli.
  • Capire come funziona il proprio cervello, per non sentirsi “sbagliatə” ma semplicemente diversə.
  • Fare esperienze di successo, anche minime, che riaccendono la fiducia.
  • Ricordare che il proprio valore non dipende dai voti, ma dallo sforzo, dalla curiosità e dai passi avanti.

Comprendere la connessione tra ADHD, autostima e rendimento scolastico

L’autostima non nasce dal non sbagliare mai, ma dal sentirsi visti, capiti e sostenuti per ciò che si è.
Ogni volta che qualcunə riconosce l’impegno, la crescita o una piccola conquista,
aiuta chi ha l’ADHD a credere di nuovo in sé stessə e a scoprire che può farcela, a modo suo.

Se desideri approfondire l’argomento o hai domande, contattaci: 

  • chiamate e WhatsApp: 320 76 46 254
  • indirizzo: Corso della libertà 15, 39100 Bolzano (Trentino Alto Adige)

 

Dott.ssa Ilaria Obbili

Direttrice sanitaria PECOM

Psicoterapeuta[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Servizio convenzionato ADHD – PECOM a Bolzano

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Molti genitori si chiedono a chi rivolgersi quando unə figliə attraversa un momento di difficoltà emotiva, scolastica e/o relazionale. Non sempre è semplice orientarsi tra i servizi disponibili e, spesso, la sensazione è quella di sentirsi soli di fronte a domande e preoccupazioni.

Vorrei far presente il nuovo servizio nel nostro ambulatorio PECOM convenzionato con il Servizio Provinciale di Psichiatria e psicoterapia dell’Età Evolutiva di Bolzano: percorsi strutturati per bambinə, adolescenti e famiglie/cargiver. 

A chi è rivolto il servizio convenzionato ADHD

Il percorso è destinato a bambinə e adolescenti con funzionamento ADHD e alle loro famiglie/cargiver. L’accesso avviene esclusivamente su invio del medico di riferimento dell’ambulatorio specialistico per la salute psicosociale dell’età evolutiva di Bolzano.

Cosa prevede il servizio convenzionato per bambini e adolescenti con ADHD:

  • 10 incontri individuali dedicati al bambinə o all’adolescente;
  • 5 incontri per la famiglia;
  • la possibilità di attivare la rete di supporto coinvolgendo anche la scuola e gli insegnanti, quando necessario.

Una collaborazione con il servizio provinciale per l’ADHD

Un aspetto fondamentale di questa realtà è il coinvolgimento attivo e strutturato dei referenti del Servizio di Neuropsichiatria Evolutiva, con i quali lavoriamo in modo coordinato e condiviso. Questa sinergia garantisce un percorso realmente multimodale, che mantiene coerenza tra diagnosi, presa in carico e intervento.

Perché è importante un sostegno strutturato per l’ADHD

  • È un servizio convenzionato, garantito dall’Azienda Sanitaria, che permette di accedere a un percorso qualificato e strutturato;
  • Rappresenta un approccio integrato e multimodale, che unisce bambinə/ragazzə, famiglie, scuola e servizi sanitari.
  • Offre un sostegno concreto, aiutando bambinə e gli adolescenti con ADHD a sviluppare nuove risorse e le famiglie a sentirsi accompagnate e meno sole.

L’obiettivo è costruire un percorso personalizzato che aiuti a ritrovare equilibrio, strumenti e fiducia. Crediamo che solo lavorando insieme sia possibile accompagnare i giovani verso una crescita più serena e consapevole.

Rappresenta un passo avanti importante per rafforzare la rete di cura e sostegno.

Ringrazio tutti coloro che credono in PECOM.

Se desideri approfondire l’argomento o hai domande, contattaci: 

  • chiamate e WhatsApp: 320 76 46 254
  • indirizzo: Corso della Libertà 15, 39100 Bolzano (Trentino Alto Adige)

 

Dott.ssa Ilaria Obbili

Direttrice sanitaria PECOM

Psicoterapeuta[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

ADHD 2025: Nuove scoperte e consigli pratici

[vc_row full_width="stretch_row" css=".vc_custom_1754327317165{margin-bottom: 80px !important;padding-top: 80px !important;padding-bottom: 60px !important;background-image: url(https://pecom.frigeri.net/wp-content/uploads/2025/08/ChatGPT-Image-4-ago-2025-18_24_08.jpg?id=11795 !important;background-position: center !important;background-repeat: no-repeat !important;background-size: contain !important;}" woodmart_parallax="0" woodmart_gradient_switch="no" row_reverse_mobile="0" row_reverse_tablet="0" woodmart_disable_overflow="0" woodmart_css_id="6890e908cf886" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2ODkwZTkwOGNmODg2Iiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfcm93IiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_box_shadow="no" wd_z_index="no"][vc_column css=".vc_custom_1702995637959{padding-top: 8% !important;padding-right: 40px !important;padding-bottom: 8% !important;padding-left: 40px !important;}" woodmart_parallax="0" parallax_scroll="no" woodmart_sticky_column="false" woodmart_css_id="6581a695ed738" wd_collapsible_content_switcher="no" wd_column_role_offcanvas_desktop="no" wd_column_role_offcanvas_tablet="no" wd_column_role_offcanvas_mobile="no" wd_column_role_content_desktop="no" wd_column_role_content_tablet="no" wd_column_role_content_mobile="no" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_box_shadow="no" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NTgxYTY5NWVkNzM4Iiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfY29sdW1uIiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_reset_margin="no" tablet_reset_margin="no" wd_z_index="no"][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][woodmart_title align="left" size="large" woodmart_css_id="6890d97317bbb" title="ADHD 2025: Nuove evidenze, nuovi approcci e consigli per il benessere quotidiano" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2ODkwZDk3MzE3YmJiIiwic2hvcnRjb2RlIjoid29vZG1hcnRfdGl0bGUiLCJkYXRhIjp7InRhYmxldCI6e30sIm1vYmlsZSI6e319fQ==" wd_hide_on_desktop="no" wd_hide_on_tablet="no" wd_hide_on_mobile="no"][vc_column_text css="" woodmart_inline="no" text_larger="no"]Negli ultimi anni, l’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) è diventato un argomento sempre più presente sui media e nei discorsi di genitori, insegnanti e professionisti. Ma cosa dicono le ricerche più recenti del 2025?

Ecco un aggiornamento basato su evidenze scientifiche, con alcune riflessioni pratiche per famiglie, insegnanti e adulti con ADHD.

Più diagnosi non significa più casi reali ADHD

Una recente meta-analisi internazionale ha confermato che la prevalenza dell’ADHD non è in aumento: la percentuale di bambini e adulti che presentano il disturbo rimane stabile nel tempo.
Ciò che cresce è la capacità di riconoscere e diagnosticare correttamente l’ADHD, grazie a:

  • maggiore formazione di pediatri, insegnanti e psicologi;
  • riduzione dello stigma;
  • diffusione di strumenti di screening più accurati.

Messaggio chiave: se oggi vediamo più diagnosi, è perché più persone finalmente ricevono la risposta che attendevano da anni, non perché “l’ADHD stia esplodendo”.

Il valore del supporto integrato precoce

Un grande studio britannico del 2025 ha portato alla luce un dato importante: l’ADHD può ridurre l’aspettativa di vita se non trattato in modo adeguato, con differenze anche di 6-10 anni, soprattutto a causa di fattori indiretti come:

  • maggior rischio di incidenti;
  • abitudini di vita poco salutari (fumo, sedentarietà);
  • difficoltà nel gestire stress e salute mentale.

Intervenire presto e in modo multimodale, con supporto psicologico, strategie educative e, quando necessario, un approccio medico, fa la differenza non solo sul benessere scolastico e sociale, ma anche sulla salute a lungo termine.

Nuove frontiere terapeutiche 2025

La ricerca sta ampliando il ventaglio di possibilità terapeutiche oltre ai farmaci tradizionali.

✅ Videogiochi prescrittivi – EndeavorRx
Un videogioco “terapeutico”, approvato dalla FDA, che stimola l’attenzione selettiva e il controllo cognitivo nei bambini con ADHD. Studi recenti mostrano promettenti applicazioni anche per adolescenti e adulti;

✅ Stimolazione del nervo trigemino (eTNS)
Una terapia non invasiva, già approvata per bambini, che con un piccolo dispositivo stimola in modo delicato aree del cervello legate all’attenzione. Le ricerche su adolescenti e adulti sono in corso;

✅ Neurofeedback personalizzato
Un training basato su EEG o fNIRS che “allena” il cervello a riconoscere e modulare le proprie onde cerebrali. I risultati ancora non sono supportati da evidenze scientifiche;

✅ AI e robotica assistita
I primi studi pilota stanno sperimentando assistenti virtuali basati su intelligenza artificiale (come chatbot terapeutici e piccoli robot domestici) per promemoria, coaching emotivo e supporto alla routine quotidiana.

ADHD nelle donne: la rivoluzione silenziosa

Nel 2025 si parla finalmente di ADHD al femminile: molte donne ricevono una diagnosi tardiva, spesso in età adulta, perché i loro sintomi sono meno “rumorosi” (più disattenzione, meno iperattività).
Fattori ormonali come pubertà, ciclo mestruale, gravidanza e menopausa influenzano fortemente l’intensità dei sintomi, ma sono stati a lungo ignorati nei percorsi diagnostici e terapeutici.

Oggi la ricerca invita a percorsi personalizzati per le donne, per evitare ritardi diagnostici e migliorare la qualità di vita.

Consigli pratici per il benessere quotidiano

Oltre a diagnosi e terapie, ci sono abitudini quotidiane che possono fare la differenza per bambinə e adultə con ADHD:

  • Dormire bene: routine regolari del sonno stabilizzano attenzione ed emozioni;
  • Mangiare in modo bilanciato: pasti regolari e nutrienti riducono cali di energia e irritabilità;
  • Muoversi ogni giorno: l’attività fisica è uno degli interventi non farmacologici più efficaci per l’ADHD;
  • Gestire il digitale: ridurre la “tempesta di notifiche” e creare momenti offline migliora concentrazione e calma mentale;
  • CBT e mindfulness: terapie cognitive e pratiche di consapevolezza aiutano a sviluppare strategie di autoregolazione.

 

Se desideri approfondire l’argomento o hai domande, contattaci: 

  • chiamate e WhatsApp: 320 76 46 254
  • indirizzo: Via Fiume 16, 39100 Bolzano (Trentino Alto Adige)

 

Dott.ssa Ilaria Obbili

Direttrice sanitaria PECOM

Psicoterapeuta[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Disregolazione emotiva nell’ADHD nei bambini

Cos’è l’ADHD e perché se ne parla sempre di più?

L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo che coinvolge tre aree principali: attenzione, iperattività e impulsività.
Tuttavia, ricerche recenti evidenziano un altro aspetto spesso trascurato ma cruciale: la disregolazione emotiva, ovvero la difficoltà nel gestire emozioni intense o imprevedibili [1][4].

Disregolazione emotiva nell’ADHD: un aspetto chiave

Quanto è diffusa?

Circa il 25–45 % dei bambinə con ADHD mostra difficoltà nella regolazione emotiva. Questa percentuale tende ad aumentare con l’età [1][4]. L’emotional dysregulation non è un sintomo raro o marginale, ma una componente associata a un maggiore impatto sul benessere e sulle relazioni dei bambinə [3][5].

Disregolazione emotiva: come si manifesta? 

Studi neurobiologici indicano che la disregolazione emotiva in ADHD coinvolge circuiti come lo striato, l’amigdala e la corteccia prefrontale mediata dalla regolazione dell’attenzione [6][10];

Modelli psicodiagnostici la considerano un tratto correlato ma distinto dai tre classici sintomi dell’ADHD, suggerendo possibili sottotipi disforici [4][10].

ADHD e disregolazione emotiva già nei bambini (3–6 anni)

Cosa dicono gli studi:
– Uno studio longitudinal (Development and Psychopathology, Cambridge, 2024) ha mostrato come la disregolazione emotiva elevata fra i 3 e i 7 anni sia collegata a un peggior decorso ADHD, con sintomi persistenti a 7 anni [2][3]. 

– Un altro studio su oltre 19.000 bambini (Millennium Cohort Study) ha confermato che bambini con risposte emotive intense e difficoltà a calmarsi mostrano in seguito più sintomi ADHD e problemi comportamentali all’età scolare [3].

Presidio neurofisiologico già in aula

– Una ricerca recente ha sperimentato il monitoraggio tramite biomarker (sensori fisiologici) durante la giornata scolastica, dimostrando la fattibilità di identificare profili di disregolazione emotiva nei bambinə in età prescolare [1].

Implicazioni cliniche: perché è importante intervenire presto

  • Screening precoce: inserire la valutazione della regolazione emotiva già nelle età 3–6 anni può facilitare una diagnosi più precoce e specifica [2][3][9];
  • Interventi personalizzati: includere strategie mirate alla gestione emotiva (es. CBT (terapia cognitivo comportamentale), training psicoeducativo, mindfulness) oltre ai trattamenti standard per ADHD [5][9];
  • Rivalutazione dei criteri diagnostici: sebbene la disregolazione emotiva non sia presente nei criteri DSM‑5, molti esperti la considerano un tratto centrale, suggerendo possibili revisioni future [4][6]. 

Focus 3–6 anni: sintomi da osservare nei bambini

  • Reazioni emotive intense (tantrum esagerati, difficoltà a calmarsi dopo frustrazione);
  • Persistenza e lentezza nel calarsi: bambinə che faticano a regolare entusiasmo o rabbia nei contesti regolati (asilo, giochi strutturati);
  • Risposte fisiche accentuate: molte fatiche nell’autogestione dello stress e delle emozioni di base.

Questi segnali, se presenti con frequenza e intensità già in questa fascia d’età, possono anticipare un percorso di ADHD con forte componente emotiva  [2][3][11].

Conclusione

La disregolazione emotiva è una dimensione chiave dell’ADHD, non un banale sintomo secondario.

Le evidenze mostrano come questa dimensione sia già individuabile nella fascia 3–6 anni e predittiva di un decorso più complesso.

È fondamentale integrare strumenti diagnostici e interventi che considerino questa dimensione per una presa in carico più completa e precoce [1][4][5].

 

   Bibliografia

  1. Ecological Momentary Assessment of emotional dysregulation and ADHD in preschoolers
    Ripudaman Singh, Janav Panchal, Sami Ali, Beth Krone, Isaac J. Wert, Mark Owens, Mark Stein, Maulik V. Shah (2025). Ecological Momentary Assessment of emotional dysregulation and … PMC, pubblicato 3 mesi fa. Evidenza che circa il 25–45 % dei bambini in età prescolare con ADHD presenta disregolazione emotiva; l’uso di sensori fisiologici ne permette la misurazione in tempo reale.
  2. Early emotion regulation developmental trajectories and ADHD, internalizing and conduct problems symptoms in childhood
    (Development and Psychopathology) (2024). Studio longitudinale su bambini 3–7 anni: livelli iniziali elevati o rallentamento nello sviluppo della regolazione emotiva associati all’Early ADHD a 7 anni.
  3. Emotional Struggles and Tantrums in Preschoolers Linked to ADHD
    Neuroscience News (2024). Analisi su 19.000 bambini del Millennium Cohort Study: regolazione emotiva rallentata tra 3 e 7 anni predice sintomi ADHD, internalizzati e comportamentali a 7 anni
  4. Practitioner Review: Emotional dysregulation in attention‑deficit/hyperactivity disorder – implications for clinical recognition and intervention
    Faraone, S.V. et al. (2019). Journal of Child Psychology and Psychiatry. Rassegna sull’importanza clinica e terapeutica della disregolazione emotiva nell’ADHD
  5. Efficacy of psychosocial interventions for children with ADHD and emotion dysregulation: a systematic review
    Vacher, C., et al. (2020). Psychiatry Research. Revisione sull’efficacia di interventi psicosociali (DBT, mindfulness, parent training, farmacologia) nell’ADHD con disregolazione emotiva
  6. Emotion Dysregulation in Attention Deficit Hyperactivity Disorder
    Focus (APA psychiatry). Modelli neuropsicologici e neurofisiologici legano la disregolazione emotiva a deficit di orientamento e attenzione verso stimoli emotivi
  7. A Narrative Review to Identify Promising Approaches for Digital
    JMIR Mental Health (2025). Revisione narrativa che include modelli di disregolazione emotiva e punti di intervento per rimedi digitali
  8. Treatment of affective dysregulation in ADHD with guanfacine: study protocol
    (2025). Frontiers in Child and Adolescent Psychiatry. Protocollo multicentrico che valuta guanfacina sugli aspetti emotivi (affective dysregulation) in bambini con ADHD.
  9. Regolazione e disregolazione emotiva nei disturbi del neurosviluppo
    Erickson convegno (2024). Presentazione di programmi clinici (Coping Power, FAST, DBT‑C e ACT) mirati alla regolazione emotiva in età prescolare e scolare
  10. Russell Barkley – ADHD handbook e teoria
    Barkley, R. A. (2015). Attention Deficit Hyperactivity Disorder: A Handbook for Diagnosis and Treatment (4a ed.). Guilford Press. Riferimenti consolidati, supportano l’inquadramento della disregolazione come correlato significativo
  11. Theodore Beauchaine – studi sviluppati sugli aspetti emotivi
    Beauchaine, T. P. (2015). Future directions in emotion dysregulation and youth psychopathology. Journal of Clinical Child and Adolescent Psychology, 44, 875–896. Basamento teorico sui percorsi di disregolazione emotiva in età evolutiva

 

 

ADHD e neurodiversità

[vc_row full_width="stretch_row" css=".vc_custom_1748902110202{margin-bottom: 80px !important;padding-top: 80px !important;padding-bottom: 60px !important;background-image: url(https://pecom.frigeri.net/wp-content/uploads/2025/06/ai-generated-8616311_1280.jpg?id=11716 !important;background-position: center !important;background-repeat: no-repeat !important;background-size: cover !important;}" woodmart_parallax="0" woodmart_gradient_switch="no" row_reverse_mobile="0" row_reverse_tablet="0" woodmart_disable_overflow="0" woodmart_css_id="683e1ff12e22a" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2ODNlMWZmMTJlMjJhIiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfcm93IiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_box_shadow="no" wd_z_index="no"][vc_column css=".vc_custom_1702995637959{padding-top: 8% !important;padding-right: 40px !important;padding-bottom: 8% !important;padding-left: 40px !important;}" woodmart_parallax="0" parallax_scroll="no" woodmart_sticky_column="false" woodmart_css_id="6581a695ed738" wd_collapsible_content_switcher="no" wd_column_role_offcanvas_desktop="no" wd_column_role_offcanvas_tablet="no" wd_column_role_offcanvas_mobile="no" wd_column_role_content_desktop="no" wd_column_role_content_tablet="no" wd_column_role_content_mobile="no" mobile_bg_img_hidden="no" tablet_bg_img_hidden="no" woodmart_box_shadow="no" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2NTgxYTY5NWVkNzM4Iiwic2hvcnRjb2RlIjoidmNfY29sdW1uIiwiZGF0YSI6eyJ0YWJsZXQiOnt9LCJtb2JpbGUiOnt9fX0=" mobile_reset_margin="no" tablet_reset_margin="no" wd_z_index="no"][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][woodmart_title align="left" size="large" woodmart_css_id="683e173290a4d" title="ADHD e neurodiversità: disturbo o modo diverso di pensare?" responsive_spacing="eyJwYXJhbV90eXBlIjoid29vZG1hcnRfcmVzcG9uc2l2ZV9zcGFjaW5nIiwic2VsZWN0b3JfaWQiOiI2ODNlMTczMjkwYTRkIiwic2hvcnRjb2RlIjoid29vZG1hcnRfdGl0bGUiLCJkYXRhIjp7InRhYmxldCI6e30sIm1vYmlsZSI6e319fQ==" wd_hide_on_desktop="no" wd_hide_on_tablet="no" wd_hide_on_mobile="no"][vc_column_text css="" woodmart_inline="no" text_larger="no"]Un invito alla riflessione a partire dal punto di vista del Prof. Edmund Sonuga-Barke

Autrice: Dott.ssa Ilaria Obbili, Psicoterapeuta – Direttrice Sanitaria Ambulatorio Fachambulanz PECOM – Bolzano (Trentino Alto Adige)

Negli ultimi anni, il dibattito scientifico e culturale sull’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) si è arricchito di nuove voci e prospettive. Sempre più esperti propongono una lettura nuova, più ampia e meno stigmatizzante, che lo colloca all’interno del concetto di neurodiversità. Tra queste, spicca il pensiero del Prof. Edmund Sonuga-Barke, docente di psicologia dello sviluppo presso il King’s College di Londra e tra i massimi esperti internazionali del funzionamento ADHD.

Secondo Sonuga-Barke, l’ADHD non è solo un disturbo neuroevolutivo, ma anche un’espressione naturale della diversità del cervello umano, un diverso modo di pensare, agire e reagire al mondo.

Questa prospettiva non nega la presenza di difficoltà reali e invalidanti, ma invita a considerare anche i punti di forza che spesso accompagnano questo profilo neurodivergente: creatività, intuizione, energia, pensiero divergente.

Un paradigma in trasformazione

In una delle sue pubblicazioni fondamentali, Sonuga-Barke scrive:

“Rather than seeing ADHD solely as a neurodevelopmental disorder, it may be more fruitful to conceptualise it within a framework of neurodiversity, where cognitive styles are viewed in terms of both challenges and strengths.”
— Sonuga-Barke, E. J. S. (2020). Editorial: ADHD and the rise of neurodiversity. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 61(6), 681–682. https://doi.org/10.1111/jcpp.13209

Questa riflessione si inserisce in un movimento più ampio che chiede alla società — e in particolare ai sistemi educativi, sanitari e lavorativi — di ripensare i concetti di normalità e adattamento, includendo la variabilità neurologica come componente naturale dell’essere umano.

Lo stigma del termine “disturbo”

Definire l’ADHD come “disturbo” ha certamente un valore clinico e diagnostico: aiuta a dare un nome alla sofferenza, di accedere a percorsi terapeutici e di ottenere supporto. Tuttavia, il rischio è quello di ridurre una persona alla sua diagnosi, generando autostigma, insicurezzan e marginalizzazione. 

Aprire il dibattito sul significato di “disturbo” è oggi quanto mai necessario. Non per negare le difficoltà, ma per promuovere una visione più ricca, rispettosa e completa dell’individuo.

ADHD e neurodiversità: una realtà che ci riguarda tutti

Come professionisti, neuropsichiatri infantili, psicologi, educatori, genitori, cittadini, siamo chiamati a chiederci:

  • L’ADHD è davvero solo un disturbo?
  • Oppure è anche un modo diverso di essere nel mondo, che chiede comprensione, adattamento e valorizzazione?
  • Come possiamo modificare i contesti — scuola, famiglia, lavoro — per renderli più inclusivi verso le persone neurodivergenti?

La neurodiversità è una realtà che ci riguarda tutti. Aprire spazi di confronto su questi temi significa mettere in discussione modelli rigidi e costruire insieme una cultura più accogliente e plurale.

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